Il duca di Sussex, Harry, ha raccontato di aver vissuto una profonda depressione dopo la decisione di lasciare la Royal Family, un periodo che ha segnato un momento di crisi emotiva e di riflessione su una vita vissuta sotto pressione. La confessione arriva attraverso una MasterClass pubblicata il 8 ottobre, in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, in cui il principe dialoga con la neuroscienziata Mary-Frances O’Connor. Harry, oggi quarantaduenne, ha spiegato di aver sperimentato un crollo emotivo dopo aver lasciato la monarchia, un momento in cui si è sentito incapace di affrontare la quotidianità senza la spinta costante di stress e lavoro.
La depressione dopo la fuga dalla Royal Family
La decisione di trasferirsi in Canada con Meghan Markle e i loro figli, Archie e Lilibet, era stata vista come un’occasione per trovare serenità lontano dalle pressioni della monarchia. Tuttavia, per Harry, quel periodo si è trasformato in una prova di isolamento e sofferenza. «Siamo andati in Canada per allontanarci da tutto e avere finalmente lo spazio per pensare», ha spiegato, ricordando che bastarono due o tre giorni lontano dall’ambiente al quale era abituato per avvertire una sensazione mai sperimentata prima. Il suo organismo, secondo il suo racconto, sembrava essersi abituato a funzionare soltanto sotto pressione. Venuta meno quella tensione, Harry racconta di essersi sentito improvvisamente incapace di affrontare persino le attività quotidiane.
La sua esperienza mette in luce quanto possa essere difficile riconoscere un disagio quando si è imparato a identificare la capacità di resistere con l’obbligo di non mostrare alcuna fragilità.
La sua vita, per anni, era stata segnata da un’abitudine a mantenere alta l’adrenalina, un modo per non confrontarsi con un dolore antico. La depressione, che ha colpito Harry per circa due settimane, è emersa proprio nel momento in cui ha cercato di costruirsi un’esistenza lontana dalle pressioni della monarchia. «Era come se avessi bisogno dello stress per produrre l’adrenalina necessaria a far funzionare il cervello. Mi sentivo inutile anche in casa», ha ricordato.
La perdita di Diana e il lutto non rimarginato
La sofferenza di Harry non è solo legata alla sua vita pubblica, ma si radica in un dolore antico: la morte di sua madre, Lady Diana, avvenuta il 31 agosto 1997. Harry ha raccontato più volte di aver vissuto quel momento come una frattura destinata a non rimarginarsi facilmente. Dopo la sua morte, il principe non riuscì a piangere per anni, un comportamento che allora interpretava come una dimostrazione di forza. Oggi, però, riconosce in quel comportamento la reazione di un bambino che non aveva gli strumenti necessari per affrontare una perdita così devastante.
La sua esperienza personale mette in luce quanto possa essere difficile riconoscere un disagio quando si è imparato a identificare la capacità di resistere con l’obbligo di non mostrare alcuna fragilità.
«Mi sentivo quasi obbligato a rimanere triste, come se tornare a essere felice significasse tradire la memoria della madre», ha spiegato, aggiungendo che la sofferenza era diventata, nella sua percezione, una dimostrazione d’amore. Con il tempo, Harry ha trovato una consapevolezza diversa: Diana avrebbe voluto vederlo felice. Questo cambiamento di prospettiva è stato decisivo nel suo percorso personale.
La sua confessione, in un contesto familiare segnato dalle tensioni con il padre Carlo III e con il fratello William, rappresenta un momento di riflessione su un percorso emotivo molto più lungo. La sua testimonianza descrive un’esperienza che confluisce nella perdita di Diana, nelle esperienze militari, nel peso della vita pubblica e nella difficoltà di adattarsi a un cambiamento radicale. La libertà cercata lontano da Londra non ha cancellato immediatamente quella sofferenza. Gli ha però offerto, secondo il suo racconto, la possibilità di guardarla finalmente in faccia. E di riconoscere che tornare a essere felice non significa dimenticare chi non c’è più.



