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sabato 10 Ottobre 2026

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Salute

L’IA e la salute mentale: un aiuto o un rischio?

L’uso dell’intelligenza artificiale nella salute mentale suscita dibattito tra benefici e rischi.

La Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre 2026 ha visto un dibattito acceso sull’impatto dell’intelligenza artificiale (IA) sulla salute psicologica. Chatbot e algoritmi, sempre più presenti nella vita quotidiana, offrono supporto emotivo, ma non sempre sostituiscono le relazioni umane. Gli esperti sottolineano i possibili benefici, ma anche i rischi legati all’uso eccessivo di strumenti digitali.

Chatbot e salute mentale: un aiuto con limiti

Le ricerche iniziano a misurare gli effetti dell’IA sul benessere psicologico. Un’analisi del 2025 sul Journal of Medical Internet Research ha rilevato benefici moderati nell’alleviare ansia, stress e depressione, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti. Altri studi, come il test randomizzato su Therabot pubblicato su NEJM AI, hanno mostrato risultati promettenti, ma con un chiaro invito alla prudenza. Non tutti i chatbot sono strumenti terapeutici, e i benefici osservati non si applicano automaticamente a qualsiasi assistente digitale.

«Soprattutto nelle persone che hanno difficoltà a relazionarsi, e in particolare nei giovani, un chatbot può rappresentare un aiuto», spiega il dottor Emanuele De Nobili, esperto di medicina preventiva e autore del libro “Il reset del cortisolo”. L’AI offre un supporto immediato, senza giudizio e senza bisogno di fissare un appuntamento. Tuttavia, la macchina non prova empatia né comprende la sofferenza. I sistemi generano risposte, ma non vivono le emozioni di chi gli parla.

La dipendenza digitale e l’effetto “tacchino freddo”

Il rischio emerge quando il chatbot diventa il principale riferimento emotivo. Si preferisce parlare con l’AI anziché con un amico, si rinunciano agli incontri o si cerca una conferma digitale prima di prendere una decisione. Il dibattito scientifico parla di dipendenza dai chatbot e di attaccamento parasociale. Non esiste una soglia universale di minuti per sviluppare una dipendenza, ma conta l’impatto sull’uso del tempo, sul sonno e sulle relazioni. «Ci si abitua a trovare sempre una risposta, una conferma, una presenza disponibile in qualsiasi momento», conclude De Nobili. «Quando si prova a staccarsi, si può avvertire la mancanza di quello scambio e si rischia di ricadere nell’abitudine». L’effetto “tacchino freddo” descrive la difficoltà di interrompere bruscamente una relazione con il chatbot quando si è sviluppato un forte attaccamento. L’uso eccessivo può portare a una dipendenza psicologica, con conseguenze negative sul benessere.

Relazioni umane e tecnologia: un equilibrio da trovare

Per questo è importante ricostruire un ancoraggio alla vita reale: confrontarsi con le persone, coltivare le amicizie e imparare a usare la tecnologia senza dipendere dalla sua presenza continua. La differenza si misura anche da ciò che accade dopo aver spento lo schermo: se torniamo alla vita con maggiore lucidità o se sentiamo il bisogno di riaccenderlo per non affrontarla.

Non solo l’IA può aiutare, ma anche la compagnia degli animali. Secondo uno studio del 2026, il 96% dei proprietari di cani ritiene che la presenza di un cane faccia bene alla salute mentale. Gli animali possono favorire routine, movimento e occasioni di socializzazione, ma richiedono rispetto per i loro bisogni e la loro natura. Anche i gatti, sebbene in misura inferiore, possono contribuire al benessere psicologico, soprattutto per chi vive da solo. La tecnologia può offrire risposte immediate, ma le relazioni, umane o non, richiedono presenza e responsabilità. L’IA può essere un aiuto, ma non deve diventare l’unico interlocutore. L’equilibrio tra tecnologia e relazioni reali è fondamentale per il benessere psicologico.

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