La Premier League, per decenni leader mondiale, vive un momento di profonda trasformazione. L’uscita dei Friedkin dall’Everton, il caso Manchester City e l’attenzione crescente verso la Pro League belga segnalano un cambiamento radicale nel panorama del calcio europeo. L’esperto Francesca Petriccione Di Vadi, avvocato specializzato in diritto sportivo internazionale, spiega come il calcio stia entrando in una fase di disruption, con nuove dinamiche di proprietà, investimenti e strategie di sviluppo.
Un modello di sviluppo diverso
La strategia dei nuovi investitori si basa su un modello diverso rispetto al passato. L’attenzione al talento locale, al lavoro capillare di scouting e al sistema di academy strutturato sta diventando una priorità. Questo approccio, spiega Di Vadi, è già in atto in club come il Como, dove un’iniezione di capitale importante ha portato a un riconoscimento internazionale del brand. «Il Como è un esempio virtuoso», sottolinea l’avvocato, «perché ha trasformato un investimento in un progetto di lusso riconosciuto a livello globale».
La Premier League sta vivendo un momento di disruption, con nuove dinamiche di proprietà e investimenti. L’uscita dei Friedkin dall’Everton e il caso Manchester City segnalano un cambiamento radicale nel panorama del calcio europeo. L’attenzione si sposta verso modelli di sviluppo più strutturati, con un focus su talenti locali e un sistema di scouting e academy ben definito. Questo modello, spiega Di Vadi, è già in atto in club come il Como, dove un’iniezione di capitale importante ha portato a un riconoscimento internazionale del brand.
La crescita dei fondi sovrani
La presenza dei fondi sovrani, come quello emiratino che ha acquisito il Manchester City, sta modificando il panorama del calcio europeo. «Il caso del City è solo la punta dell’iceberg», osserva Di Vadi. «I fondi sovrani stanno entrando in modo più strutturato nel mercato, con un’attenzione particolare alla Pro League belga, che nei prossimi anni potrebbe diventare il fiore all’occhiello del calcio di qualità». La quota di questi investitori nel calcio europeo, oggi intorno al 30%, potrebbe raggiungere il 50% nei prossimi anni, con un impatto significativo sul mercato.
La multiproprietà diventerà la norma in circa un anno e mezzo, con un sistema centralizzato di dati. Questo modello, spiega Di Vadi, porterà a un minore appeal per gli imprenditori tradizionali, che gestivano le squadre come elementi ludici, e a un focus su progetti di sviluppo più mirati, come quelli del Como o di Verona. La sostenibilità finanziaria diventa l’obiettivo prioritario, e gli investimenti saranno orientati verso progetti con un impatto a lungo termine, come il hospitality o l’esperienza del fan.
La trasformazione del calcio non riguarda solo le strategie e i modelli di investimento, ma anche l’ambiente professionale. «Lavoro in un ambiente a prevalenza maschile», dice Di Vadi, «ma lo vivo come uno stimolo». L’esperienza in Arabia Saudita, dove non ha mai avuto problemi, contrasta con la situazione in Italia, dove la fatica è maggiore. Tuttavia, questa sfida non la scoraggia, ma la motiva a continuare nel settore, dove la professionalità e l’esperienza sono sempre più richieste. Con l’evoluzione del calcio europeo, il futuro sembra essere sempre più orientato verso un modello di sviluppo strutturato, con investimenti mirati, un focus su talenti locali e una maggiore attenzione alla sostenibilità. La Premier League, pur con i suoi cambiamenti, rimane un’arena di eccellenza, ma con nuove regole e nuovi attori che ne stanno riscrivendo la storia.



