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sabato 10 Ottobre 2026

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Cronaca

Processo per bancarotta a sette manager di Veneto Banca, tra ex ad e ex presidente in dibattimento

Processo per bancarotta a sette manager di Veneto Banca, tra ex ad e ex presidente in dibattimento

Il processo per bancarotta a sette manager di Veneto Banca ha preso il via a Treviso, con l’apertura del dibattimento davanti al tribunale. Tra gli imputati figura l’ex amministratore delegato Vincenzo Consoli e l’ex presidente Flavio Trinca, accusati di gestione sconsiderata del credito che avrebbe portato al fallimento dell’ex popolare di Montebelluna. L’accusa, avanzata dalla pm Gabriella Cama, rileva un buco di circa 320 milioni di euro, attribuendo la crisi a una serie di operazioni non rispettose delle normative. L’udienza, la prima del dibattimento, ha visto sollevare e discutere alcune eccezioni, tra cui quelle sulle costituzioni di parte civile, già rigettate nel corso dell’udienza preliminare. Il collegio si è riservato a pronunciarsi nel merito il 13 novembre.

Finanziamenti a società in insolvenza e indennizzi ingiustificati

La Procura di Treviso ha ricostruito un meccanismo che si snoda su due binari. Da un lato, finanziamenti milionari erogati senza garanzie a società “sodali”, nonostante i rischi di insolvenza. Dall’altro, indennizzi ingiustificati riconosciuti a clienti e azionisti danarosi per il deprezzamento delle azioni. Tra i casi più clamorosi c’è quello della Vimet, ex colosso dell’oreficeria fallito nel 2017, che sarebbe stato “foraggiato” con 54 milioni di euro nonostante la previsione di perdita superasse il 92%. Il prestito sarebbe servito a estinguere i debiti contratti con la banca popolare di Vicenza, dissimulando la reale insolvenza della società. Eppure i finanziamenti sono stati elargiti ugualmente.

Operazioni camuffate e prestiti a società per speculazioni immobiliari

La pm ha evidenziato operazioni camuffate dietro tecnicismi del lessico bancario, come «storno commissionale», «rimborso contabile o per spese e competenze» e «sbilancio competenze per riliquidazione». In alcuni casi, il denaro sarebbe servito a coprire posizioni debitorie nei confronti della stessa Veneto Banca, che avrebbe ricevuto in cambio la sottoscrizione di azioni. Come nel caso dell’operazione finalizzata all’acquisto delle azioni della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana detenute dalla Cattolica Assicurazioni. La società si sarebbe impegnata a sottoscrivere l’aumento di capitale di Veneto Banca per un importo massimo di 10 milioni di euro. Peccato che nei vari passaggi l’ex popolare ci avrebbe rimesso, alla fine, più di 54 milioni.

Altri casi riguardano prestiti alla società veneziana Proven srl «destinati a speculazioni immobiliari» su palazzi storici del capoluogo lagunare, tra cui palazzo Gritti, palazzo ex Inail, palazzo Buttaro e Friedemberg. Tra i casi più significativi c’è anche quello di Michele Stiz, noto commercialista trevigiano ed ex membro del collegio sindacale. Oltre a “perorare la causa” delle proprie aziende, destinatarie di finanziamenti, avrebbe ottenuto una sovvenzione di 1,6 milioni per comprare un appartamento di lusso a Cortina.

La società Pwc e i risparmiatori risarciti

La società di revisione Pwc è stata condannata a pagare 750mila euro, con un anno di pena all’ex manager e risarcimenti per 900 risparmiatori. La società ha annunciato di fare appello. Tra i risparmiatori risarciti ci sono ottomila persone, tra cui anche il salumificio Beretta. L’inchiesta, nata dal crac di Veneto Banca, ha visto oltre 500 testimoni attesi in aula e più di 300 parti civili ammesse. Gli imputati, sette in totale, comprendono anche il condirettore Mosè Faggiani, il consigliere di amministrazione Attilio Carlesso e l’amministratore unico della Vimet Mauro Angeli.

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