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sabato 10 Ottobre 2026

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Valditara: «Basta scuole ghetto, il divieto di mascheramento deve valere ovunque» e condanna il niqab

Valditara critica scuole ghetto e divieto di mascheramento, condanna niqab come simbolo di discriminazione.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha espresso durante un incontro a Monfalcone una posizione chiara e diretta su temi che riguardano l’integrazione, l’inclusione e i diritti delle donne. «Basta scuole ghetto e il divieto di mascheramento deve essere ovunque», ha detto, sottolineando la necessità di un approccio più radicale per garantire l’effettiva partecipazione di tutti gli studenti a un’unica comunità. Valditara ha anche condannato il niqab, definendolo un simbolo di umiliazione per le donne, e ha espresso preoccupazioni per la frattura culturale tra studenti appartenenti a contesti diversi.

Integrazione non basta, serve condivisione di valori

Valditara ha sottolineato che l’inclusione non basta, ma serve l’integrazione, che implica la condivisione dei valori di una comunità. «Integrare significa condividere i valori di una comunità, essere partecipi di una comunità», ha spiegato, sottolineando che la semplice convivenza non è sufficiente quando i valori sono in contrasto. Secondo il ministro, la separazione tra alcuni gruppi di studenti e i coetanei italiani potrebbe spingere alcune famiglie a iscrivere i figli in scuole di altri Comuni, un fenomeno che ha già manifestato se stesso in alcune aree del Friuli Venezia Giulia.

Valditara ha anche sottolineato che quasi 500 classi superano il 30% di alunni stranieri, un dato che conferma il rischio di creare scuole ghetto. Il ministro ha precisato che le misure previste dal decreto scolastico riguardano gli alunni stranieri che non conoscono adeguatamente l’italiano, e che l’obiettivo è favorire l’inserimento in contesti diversi, non creare divisioni.

Il niqab: un simbolo di discriminazione

Valditara ha espresso una condanna netta del niqab, definendolo un simbolo di discriminazione e di umiliazione per le donne. «E come si può nel nome dell’inclusione accettare che una donna sia una non persona?», ha chiesto, sottolineando che il velo non è un elemento religioso ma un simbolo di oppressione. Il ministro ha anche ricordato un episodio osservato durante l’estate: due donne con il niqab che entravano in acqua con un vestito che ha definito «un cilicio medievale», non conforme alle norme religiose in alcuni paesi islamici.

Valditara ha sottolineato che la frattura culturale tra studenti non riguarda solo l’abbigliamento, ma anche le relazioni e la comunicazione. «Tra i bambini c’è una frattura culturale, non è vero che giocano tutti insieme», ha affermato, rafforzando l’idea che l’integrazione richiede un lavoro concreto e una condivisione di valori. Valditara ha inoltre richiamato il divario nelle competenze linguistiche, sottolineando che in terza media gli studenti stranieri registrano un ritardo di un anno rispetto ai coetanei italiani. «Non ci possono essere scuole per i bianchi e scuole per i neri: questo non può essere il nostro Paese», ha concluso, rafforzando la sua posizione di difesa dell’integrazione e del rispetto delle regole comuni.

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