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venerdì 2 Ottobre 2026

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Il Pd critica il decreto Valditara: “La scuola deve essere il luogo dell’integrazione”

Il Pd critica il decreto Valditara e chiede maggiore attenzione alla scuola pubblica e all’integrazione.

Il Partito Democratico prende le distanze dal sindaco Bitetti per le posizioni espresse sul decreto Valditara, che prevede il divieto di indossare il burqa in classe e un tetto del 30% di studenti stranieri. La polemica si è scatenata all’interno della maggioranza, con diverse figure del Pd, come la segretaria provinciale Anna Filippetti, la deputata Francesca Viggiano e la capogruppo in consiglio comunale Alexia Serio, che hanno espresso netto dissenso. La scuola, per i democratici, deve essere un luogo di integrazione, non di divisione, e non può essere ridotta a un tema di nazionalità o di origini.

La scuola deve essere il luogo dell’integrazione

“La scuola deve essere il luogo dell’integrazione, non della divisione”, ha sottolineato Anna Filippetti, segretaria provinciale del Pd di Taranto. Secondo la leader, il rispetto delle regole deve valere per tutti, ma non può trasformare la presenza di bambini e ragazzi stranieri o le differenze culturali in un problema da cui difendersi. La scuola, per i democratici, è un’istituzione che deve promuovere l’inclusione, il dialogo e il rispetto reciproco, non alimentare contrapposizioni identitarie.

La priorità per la nostra comunità è rivendicare ciò che manca e di difendere il diritto di ogni bambino a imparare.

Francesca Viggiano, deputata dem, ha sottolineato come in una città che attraversa una delle crisi più gravi della sua storia, sul piano del lavoro, sociale e culturale, non possa essere prioritario il tema del burqa. “Personalmente, nelle scuole di Taranto, non ho mai visto bambine con il burqa”, ha detto, aggiungendo che le priorità devono essere altre: manutenzione degli edifici, riqualificazione delle palestre, sicurezza e accessibilità degli spazi, stipendi adeguati per gli insegnanti e il personale ATA, stabilizzazione dei precari, e risposte per i docenti costretti a lavorare lontano da casa.

Un’alternativa a una politica che divide

“Il Governo Meloni sceglie invece di mettere al centro della propria iniziativa politica il burqa e i limiti alla presenza degli alunni stranieri”, ha criticato Viggiano. Secondo la parlamentare, trasformare la provenienza dei bambini nel problema della scuola è oltraggioso. Alimenta divisioni e offre un bersaglio facile, mentre le questioni concrete continuano ad aspettare. Le difficoltà linguistiche richiedono strumenti, insegnanti e percorsi di inclusione. E le scelte politiche devono rispettare una direzione costituzionale chiarissima: la scuola è aperta a tutti e la Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli che producono disuguaglianze.

La scuola pubblica va finanziata, il lavoro di chi la tiene in piedi va riconosciuto, il futuro di tutti i bambini va difeso.

Alexia Serio, capogruppo Pd in consiglio comunale, ha ribadito che la scuola deve essere un luogo di incontro, non di contrapposizione. “Le difficoltà di integrazione si affrontano favorendo l’apprendimento della lingua italiana, sostenendo le famiglie, rafforzando la mediazione culturale, mettendo insegnanti e personale scolastico nelle condizioni di svolgere pienamente il proprio lavoro e investendo nella scuola pubblica”, ha spiegato. La scuola, per i democratici, non può essere ridotta a un tema di nazionalità o di origini, ma deve essere un’istituzione inclusiva, aperta a tutti, che promuove l’uguaglianza e la dignità di ogni bambino.

Una città multietnica che deve essere inclusiva

Taranto, come ha ricordato Luca Contrario, consigliere comunale, è una città multietnica e deve continuare a essere una città capace di tenere insieme regole, diritti, integrazione e rispetto delle differenze. “A Taranto nessuno è straniero”, ha sottolineato Contrario. “Nella nostra città non c’è alcuna ‘tradizione occidentale’ da difendere dai bambini che frequentano le nostre scuole. Tra le ricchezze di Taranto c’è la sua storia di capitale del Mediterraneo e di uno straordinario crocevia di culture e di bellezza multietnica”, ha concluso. La scuola che vogliamo è una scuola inclusiva, uno spazio aperto di crescita, accoglienza e comunità per ciascun bambino, senza distinzioni, limiti o barriere.

  • La scuola deve essere un luogo di integrazione, non di divisione.
  • Le priorità devono essere la manutenzione degli edifici, la sicurezza e l’accessibilità.
  • Il lavoro di chi tiene in piedi la scuola deve essere riconosciuto.
  • La scuola pubblica va finanziata e deve garantire pari opportunità a tutti i bambini.

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