Una donna di 74 anni è morta in ospedale dopo essere stata morsa da un pitbull, mentre era in casa con la sorella. L’aggressione si è verificata il 16 luglio 2024 nella frazione aquilana di Gignano, dove il cane, di circa cinque anni, è entrato in casa e ha morsi le braccia della donna, causandole gravi ferite. La donna è stata trasportata in ospedale in condizioni critiche e ha trascorso otto mesi in Rianimazione, prima di morire a febbraio 2025. La proprietaria del cane, una professoressa di 73 anni, è stata condannata a un anno di reclusione per omicidio colposo e lesioni colpose. Ora, dopo la conclusione della fase penale, la famiglia ha presentato una richiesta di risarcimento civile di 800mila euro.
Lesioni e complicazioni portarono alla morte
Secondo le accuse, il decesso di Margherita Villante è stato causato dalle lesioni provocate dai morsi del pitbull e dalle complicazioni durante il ricovero. I medici hanno rilevato che la sepsi, un’infezione grave, era riconducibile ai germi patogeni inoculati dai morsi infetti. La difesa, però, ha contestato il nesso causale, sottolineando che in autopsia è emerso la presenza di un ascesso purulento di grandi dimensioni, non adeguatamente valutato dal consulente del pubblico ministero. La donna è stata sottoposta a quattro interventi chirurgici per salvare gli arti superiori, ma i tentativi sono falliti e le braccia sono state amputate il 27 luglio 2024.
Precedenti e misure preventive non rispettate
Il cane aveva già aggredito altre persone nel 2018 e nel 2020, e dopo quegli episodi, il servizio veterinario della Asl aveva prescritto misure preventive, tra cui l’uso della museruola o il confinamento in un locale di sicurezza in presenza di persone estranee al nucleo familiare. Una perizia zoopsichiatrica aveva anche raccomandato di mettere in sicurezza il cancello d’ingresso per evitare fughe. Tuttavia, la proprietaria non ha rispettato queste cautele, e l’animale è uscito dall’abitazione dopo che la porta era rimasta aperta all’arrivo di una giovane per una lezione privata di matematica. La difesa ha sottolineato che la mancata osservanza di queste misure è un elemento cruciale del caso.
La famiglia della vittima ha ora aperto un nuovo capitolo della vicenda, richiedendo un risarcimento civile di 800mila euro. L’avvocato Donatella Boccabella ha presentato la domanda, che dovrà tenere conto delle diverse voci di danno, tra cui la perdita del rapporto parentale e le sofferenze patite dalla donna prima della morte. La causa sarà dibattuta in sede civile, dove si concentrerà sulla quantificazione del danno e sulle responsabilità derivanti dall’incidente. La vicenda, pur tragica, rappresenta un caso emblematico di responsabilità civile e di gestione degli animali potenzialmente pericolosi.
La scena si è consumata in una frazione di Gignano, dove la polizia locale e un’ambulanza sono intervenute dopo l’aggressione. La donna e la sorella sono state trasportate in ospedale, ma la sorella è rimasta ferita. La proprietaria del cane, assistita dagli avvocati Paolo Vecchioli e Massimiliano Nardecchia, è stata condannata in sede penale, ma la famiglia della vittima cerca ora giustizia in un ambito diverso, con l’obiettivo di ottenere un risarcimento adeguato per le sofferenze subite.
La mancata osservanza delle misure preventive ha aggravato la situazione.
La quantificazione del danno dovrà considerare le sofferenze patite.



