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lunedì 12 Ottobre 2026

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Il grido dei bambini sfollati raggiunge il cuore di Dio

L’arcivescovo Gallagher sottolinea l’importanza dell’accoglienza nei confronti dei migranti e dei rifugiati.

L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Santa Sede, ha sottolineato durante l’omelia della Messa celebrata il 11 ottobre nella Basilica di Notre-Dame di Ginevra, in Svizzera, l’importanza di ascoltare il grido dei bambini sfollati o sfruttati. L’evento è avvenuto in occasione della 112ª Giornata Mondiale dei Migranti e dei Rifugiati, con tema “Anche uno solo di questi bambini”. L’arcivescovo ha ribadito che ogni bambino, strappato dalla propria casa per guerra, violenza o catastrofe naturale, è una persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio.

La carità cristiana e l’urgenza di rispondere ai bisogni immediati

L’arcivescovo ha sottolineato che la “carità cristiana” impone di rispondere ai bisogni immediati di ogni bambino, ma anche di custodire l’immagine divina impressa in lui. “Prima ancora di essere un migrante, un rifugiato, un richiedente asilo o una statistica, il bambino è una persona umana”, ha detto. L’omelia ha preso spunto dalle letture del giorno, che hanno trattato il concetto di “casa”, per ribadire l’invito all’accoglienza nei confronti dei migranti. L’arcivescovo ha ricordato che il Signore “prepara un banchetto” per tutti i popoli, e che la sua salvezza è “per le nazioni”, ma non si riduce all’indistinzione.

La sofferenza di un bambino non scompare nell’anonimato. L’arcivescovo ha spiegato che il grido dei più vulnerabili raggiunge sempre il cuore di Dio. “La sofferenza di un bambino sfollato non scompare nell’anonimato di una crisi umanitaria”, ha sottolineato. L’arcivescovo ha anche citato San Paolo, che ha descritto la sua vita terrena come qualcosa di tutt’altro che “stabile”. La sua missione apostolica lo ha portato sulle strade, ad attraversare i mari, a visitare città che “non erano le sue”, comunità che lo “accoglievano” ed altre che lo “respingevano”. Tuttavia, ha aggiunto, San Paolo ha appreso un “segreto”: di potere tutto “in colui che mi dà la forza”. Cristo, ha detto, “è diventato la sua casa”.

Un invito a chi è rimasto fuori

Nel Vangelo di Matteo, il re prepara un banchetto in occasione delle nozze di suo figlio e invita tutti. Alcuni tuttavia rifiutano, perché “troppo assorbiti dai propri affari”. Il sovrano estende allora l’invito a quanti “erano rimasti fuori”. Un’esclusione ed un’emarginazione che non cessano di mietere vittime, ancora oggi. L’arcivescovo ha sottolineato che “tra coloro che percorrono le strade del nostro mondo ci sono bambini la cui esperienza di casa è stata dolorosamente interrotta: bambini sfollati a causa della guerra, della violenza, delle persecuzioni, della povertà o delle catastrofi naturali; bambini separati dalle loro famiglie; bambini esposti alla tratta e allo sfruttamento; bambini che non hanno scelto di partire e dispongono di pochissimi mezzi per difendersi”.

La carità cristiana non può limitarsi ad alleviare i bisogni. L’arcivescovo ha ricordato che la “condizione di vulnerabilità” a cui si deve rispondere, in primo luogo, attraverso “l’assistenza umanitaria” che “rimane indispensabile”: “Bisogna nutrire gli affamati, proteggere chi è in pericolo e offrire rifugio a chi non ha un tetto”. La carità cristiana però “non può limitarsi ad alleviare i bisogni, lasciando la persona ai margini”. Il Vangelo chiarisce che coloro “che vengono trovati per le strade” non sono semplicemente “assistiti”, ma invitati ad un “banchetto”. “Il movimento è chiaro – ha aggiunto Gallagher – dalla strada alla casa, dall’esposizione al pericolo alla protezione, dal sollievo temporaneo alla sicurezza dell’appartenenza”.

Questo è anche il senso del tema della Giornata di quest’anno, che invita a non perdere di vista le persone. “La carità cristiana assume una forma concreta quando scegliamo di non permettere che l’immensità del problema oscuri la dignità anche di un solo bambino, la cui sofferenza si impone alla nostra coscienza con un’urgenza insopportabile”, ha evidenziato infine l’arcivescovo, affidando migranti e rifugiati alla Sacra Famiglia che ha conosciuto la “violenza” di dover “lasciare in fretta la propria casa”.

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