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lunedì 12 Ottobre 2026

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Naufragio di migranti al largo di Gibuti: 140 morti e decine di dispersi

Tragedia in mare al largo di Gibuti: 140 morti e decine di dispersi in un naufragio di migranti.

Un tragico naufragio ha causato la morte di quasi 140 migranti al largo di Gibuti, mentre altri decine sono ancora dispersi. L’incidente, avvenuto la notte tra l’8 e il 9 ottobre, ha visto un’imbarcazione con a bordo circa 300 persone affondare vicino alla costa, a nord di Obock, città portuale del Paese africano. Il bilancio provvisorio, fornito da Alexandre Coissac, capo missione dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) a Gibuti, segnala un numero di vittime accertate che si attesta intorno ai 139, con ulteriori 84 dispersi. La tragedia ha suscitato profondo cordoglio a livello internazionale, con l’Unione africana che ha espresso preoccupazione e chiesto di combattere il traffico di migranti.

Una rotta mortale e un aumento record di vittime

La rotta che porta i migranti dalla costa dell’Africa orientale alla Penisola Arabica è considerata una delle più pericolose al mondo. Secondo il Missing Migrants Project, lo scorso anno oltre 900 migranti sono morti o scomparsi lungo questa rotta, e il 2025 è stato ricordato come l’anno più letale mai registrato, con un numero di vittime doppio rispetto all’anno precedente. La situazione si è aggravata a causa dei conflitti che incendiano l’Africa orientale, che hanno spinto un numero crescente di persone a cercare lavoro nei ricchi Paesi del Golfo.

Le vittime sono state sepolte senza nome, come in una situazione di guerra. Coissac ha spiegato che alcuni corpi sono stati sepolti in una fossa comune, senza alcun riconoscimento. “Ognuno di loro ha una madre, un padre, e forse non sapremo mai cosa è successo”, ha aggiunto. I superstiti, più di 80, tutti di nazionalità etiope, sono stati accompagnati al centro di soccorso dell’Oim a Obock, dove hanno ricevuto assistenza medica per l’acqua di mare ingerita e supporto psicologico.

Un appello per canali sicuri e legali

Amy Pope, direttrice generale dell’Oim, ha lanciato un appello: “Nessuno sale su una barca così se non crede che non ci sia altro modo sicuro. Non possiamo continuare a trattare queste morti come normali. I canali sicuri e legali salvano vite. Chiedo a governi e donatori di agire prima che affondi la prossima barca”. L’Unione africana ha espresso il proprio cordoglio e ha chiesto di affrontare le cause profonde della migrazione irregolare e di promuovere una migrazione sicura, ordinata e regolare.

La sovraccarica della barca ha causato il naufragio. L’imbarcazione, partita la sera dell’8 ottobre, si è affondata poco dopo, vicino alla costa, a causa del sovraccarico. La rotta, che collega il Corno d’Africa al Golfo, è sempre più pericolosa, con un numero crescente di naufragi e morti. L’Oim ha definito allarmante la crisi provocata dai combattimenti in Yemen, che ha portato a un aumento del numero di sfollati e di persone che fuggono via mare verso Gibuti.

Questo naufragio si aggiunge a una serie di tragedie simili lungo la rotta migratoria, con l’ultimo incidente risalente alla notte del 24 marzo scorso, quando un’imbarcazione con 320 persone è affondata al largo di Gibuti, causando 9 morti e 45 dispersi. La situazione richiede una risposta concreta e immediata, non solo per salvare vite, ma anche per comprendere e risolvere le cause profonde che spingono migliaia di persone a intraprendere un viaggio così pericoloso.

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