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venerdì 25 Settembre 2026

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Esteri

Yemen, crisi umanitaria in aumento: 120mila persone in fuga e bisogni non soddisfatti

La crisi umanitaria in Yemen raggiunge nuovi livelli con 120mila persone in fuga e un sistema di assistenza al limite.

La crisi umanitaria nel Yemen si intensifica con un aumento del numero di persone in fuga e un sistema di assistenza che non riesce a soddisfare tutti i bisogni. Dopo un’escalation del conflitto tra Houthi e governo centrale, il Paese si trova sull’orlo del collasso, con oltre 22 milioni di persone che necessitano di aiuti. La situazione ha reso necessario un intervento rapido per proteggere donne, bambini e soggetti vulnerabili, spingendo il sistema di assistenza al limite. La percentuale della popolazione che dipende dal sostegno umanitario è incredibile, e i fondi disponibili sono limitati, costringendo a scelte difficili su chi sostenere e chi no.

La bellezza di un Paese in bilico

Jaap van Kranenburg, coordinatore programmi di Intersos, ha espresso la sua convinzione che lo Yemen sia un Paese bellissimo, non solo per le sue tradizioni e la sua cultura, ma anche per la resilienza della sua popolazione. «Non voglio che sia conosciuto solo per bombe, mine, combattimenti e fame», ha detto. «Voglio che si veda anche la sua bellezza umana». Van Kranenburg ha iniziato a lavorare in Yemen a marzo di quest’anno, ma c’era già stato nel 2023-2024 con un’altra organizzazione. «Sono ritornato perché amo questo Paese», ha spiegato, ricordando la storia incredibile, la gente meravigliosa e la resilienza fortissima del Paese.

Un sistema di assistenza in sofferenza

La crisi umanitaria nel Yemen dura da più di dieci anni, con solo una persona su tre che riesce a sostenersi da sola. «I bisogni superano ciò che il governo e gli aiuti possono coprire, quindi si creano inevitabilmente dei vuoti: non riusciamo a rispondere ai bisogni di tutte le persone», ha spiegato Van Kranenburg. L’attuale piano per i bisogni umanitari è stato finanziato solo al 20,3%, un dato che mette in evidenza la gravità della situazione. Le famiglie che fuggono senza nulla dipendono completamente dall’assistenza esterna, con bisogni diversi e spesso inesistenti.

Le autorità de facto hanno conquistato nuovi territori sulla costa occidentale, che appartenevano al governo del sud. «È stata un’operazione militare molto rapida, che nessuno pensava potesse concludersi in così poco tempo», ha detto Van Kranenburg. «Questo ha riportato lo Yemen all’attenzione globale». La recente escalation del conflitto ha reso le prospettive socioeconomiche tutt’altro che buone, con lo sviluppo economico che non decolla, il commercio in forte calo e i posti di lavoro pochissimi. Molti vivono per strada con quasi nulla, e la gente ha bisogno di cibo, acqua e servizi di base.

Un appello per non dimenticare lo Yemen

Van Kranenburg ha ricordato che il conflitto in Yemen è stato spesso dimenticato, con l’attenzione mediatica spostata su altri eventi. «Credo che il sistema umanitario abbia smesso di usare questo messaggio, perché è essenzialmente negativo», ha detto. «Resta comunque una delle più grandi crisi umanitarie, e lo è da più di dieci anni». L’attenzione è calata a causa di altri eventi, come la guerra in Iran e le crisi in Sudan e Afghanistan. «Forse alcuni preferiscono anche non pensarci, perché a nessuno piace pensare alle cose brutte», ha concluso Van Kranenburg. «La gente vuole vivere felice nel proprio Paese, e speriamo che presto lo si possa fare anche in Yemen».

Il conflitto dura da così tanto tempo che non esiste una soluzione facile. «È estremamente complesso e non riguarda solo lo Yemen, ma anche l’assetto regionale: attori come Arabia Saudita, Iran e altri hanno interessi in gioco», ha spiegato Van Kranenburg. «Ma non possiamo permetterci di pensare che lo sia, perché ne va della vita delle persone». Anche dopo la fine della guerra, il lavoro sarà lungo, con il Paese pieno di ordigni inesplosi, sistemi non funzionanti e strade e edifici distrutti. La ricostruzione richiederà molti anni, e dobbiamo lavorarci. Il messaggio finale è un appello: «Il mondo non deve dimenticare lo Yemen, perché abbiamo la responsabilità di ricordarci dei nostri simili su questo pianeta».

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