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lunedì 12 Ottobre 2026

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Cultura

Il Papa invita a una cultura della tutela anche in ambito digitale

Il Papa chiede una cultura della tutela in tutti gli ambienti, anche digitali, durante un seminario vaticano.

Il Papa ha espresso il desiderio che si diffonda una cultura della tutela in tutti gli ambienti, compresi quelli digitali, durante un seminario organizzato presso il salone San Pio X a Roma. L’iniziativa, intitolata “Revelasti ea parvulis”, ha visto la partecipazione di oltre 90 dipendenti della Santa Sede e ha visto il sostegno del Pontefice, che ha inviato un messaggio a firma del cardinale Pietro Parolin. L’evento, dedicato alla tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, ha visto la partecipazione di esperti e rappresentanti di diversi settori, tra cui l’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica, il Governatorato della Città del Vaticano e la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

La cultura della tutela e il ruolo del digitale

Il tema della tutela ha trovato spazio anche nel contesto dell’intelligenza artificiale, con un focus su come l’uso di questa tecnologia possa influire sulle vulnerabilità. Margherita Daverio, professoressa di Filosofia del Diritto alla LUMSA, ha sottolineato l’importanza di comprendere l’impatto dell’IA sulle persone, non solo in termini di dati ma anche in termini di rischio di dequalificazione e dipendenza digitale. La docente ha posto l’accento sul tema della profilazione e sul rischio di una comunicazione “indefinita” nei social media, dove l’interazione diventa una forma di esposizione pubblica.

La cultura della tutela deve estendersi anche al digitale, ha sottolineato il Papa, invitando a vivere la giornata di aggiornamento come una crescita per un ambiente in cui ognuno trovi accoglienza, rispetto e fiducia. L’obiettivo dell’iniziativa, come ha sottolineato monsignor Marco Sprizzi, presidente dell’Ulsa, è quello di restituire un bagaglio di conoscenze utili per la vita di lavoro in Vaticano, ma anche per la vita in famiglia e nella società.

Dialogo e confronto costruttivo

Il seminario, condotto in modalità “sinodale”, ha visto la partecipazione di sei gruppi, ciascuno guidato da un facilitatore esperto. Ogni gruppo ha affrontato temi diversi, tra cui la vulnerabilità nel lavoro, l’asimmetria relazionale e la cultura della cura. L’attenzione al linguaggio corporeo e all’ascolto è stata una costante, con l’idea che uno sguardo accogliente possa generare empatia e cambiare prospettive. La psicologa Daniela Chieffo ha sottolineato come la vulnerabilità possa essere vista come una “ferita” che richiede attenzione e protezione.

La relazione con l’altro è fondamentale per la tutela, ha sottolineato monsignor Luis Alì Herrera, segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Ha citato la teoria della terapia familiare strutturale di Salvador Minuchin, sottolineando che i confini non escludono l’empatia, ma sono essenziali per il rispetto dei ruoli e dei limiti. L’evento ha visto la partecipazione di esperti in diversi settori, tra cui la sanità, la psicologia e la legge, con l’obiettivo di creare una griglia comune per il riconoscimento delle asimmetrie relazionali. La mattinata si è conclusa con la recita di una preghiera scritta da monsignor Luis Alì Herrera, che ha unito ancora di più gli oltre 90 partecipanti al seminario, percepito come una gradita e costruttiva occasione di crescita e incontro; un modo per confrontarsi e conoscersi dal vivo in un clima di grande serenità.

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