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lunedì 12 Ottobre 2026

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Sfida costituzionale alla legge elettorale: trecento firme e sei motivi di incostituzionalità

Trecento firme e sei motivi di incostituzionalità della legge elettorale in vista di ricorsi alla Corte Costituzionale.

La legge elettorale approvata il 8 ottobre 2026 ha suscitato un ampio dibattito, con trecento firme e una lista di esperti che intendono contestarne sei aspetti ritenuti incostituzionali. L’iniziativa, promossa da una rete di costituzionalisti, avvocati e cittadini, mira a bloccare elementi della normativa che, a loro avviso, violano la Carta fondamentale. La strategia prevede la presentazione simultanea di trenta ricorsi in tutti i 29 tribunali delle corti d’appello, il 26 ottobre, giorno in cui la legge entra in vigore.

Una coalizione di esperti e personalità pubbliche

La squadra di coordinamento, composta da Pietro Adami, Enrico Grosso e Roberto Zaccaria, ha raccolto il sostegno di numerose personalità politiche, culturali e del mondo dello spettacolo. Tra i firmatari spiccano ex premier come Romano Prodi, Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, nonché leader di partiti e volti del mondo dello spettacolo come Monica Guerritore e Marisa Laurito. Anche intellettuali e scrittori, tra cui Luciano Canfora, Gianrico Carofiglio e Massimo Cacciari, hanno aderito, conferendo all’iniziativa una forte legittimazione civica. La squadra non intende ripristinare la legge abrogata, ma vuole una versione “depurata”, pronta per l’applicazione immediata. L’obiettivo è contestare sei specifici punti della normativa che, a loro avviso, violerebbero la Costituzione.

Sei motivi di incostituzionalità analizzati

Il gruppo di studio ha individuato sei aspetti chiave della legge elettorale che, a loro avviso, violano la Costituzione. Tra questi, il premio di maggioranza riservato al partito più votato, il calcolo nazionale del premio al Senato, le preferenze individuali, la parità di genere obbligatoria, l’obbligo di indicare il candidato premier nella lista e la procedura di raccolta firme per la formazione di nuove liste. Ogni punto è stato analizzato alla luce di precedenti sentenze della Corte Costituzionale, che hanno già dichiarato incostituzionali parti di leggi elettorali precedenti.

Secondo il docente e coordinatore Enrico Grosso, “nelle ultime due decadi sono state approvate quattro leggi elettorali, una di esse è una novità assoluta e due sono già state annullate dalla Consulta”. Il duo evidenzia che il meccanismo di premio di maggioranza, unito al calcolo su base nazionale per la distribuzione dei seggi al Senato, contravviene al principio di rappresentanza proporzionale sancito dalla Costituzione.

La strategia mira a ottenere una sentenza che annulli solo le parti contestate, lasciando intatta la restante materia della legge. Gli avvocati hanno fissato una prima udienza, in via astratta, a metà gennaio, mentre una decisione definitiva della Corte Costituzionale dovrebbe arrivare entro la fine di gennaio. Qualora la Corte accogliesse i ricorsi, la normativa rimarrebbe in vigore, ma senza gli elementi ritenuti difformi rispetto alla Carta fondamentale. La sfida in Corte rappresenta un tentativo di equilibrio tra innovazione e rispetto della Costituzione, con un’ampia base di supporto tra esperti e cittadini.

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