Amnesty International ha rivelato l’esistenza di un sistema illegale di sorveglianza in Marocco, che monitora dissidenti, giornalisti e difensori dei diritti umani. Le informazioni sono state ottenute grazie a testimonianze, documenti aziendali e dati governativi, contrariamente alle negazioni delle autorità locali. Il sistema, definito come “tecno-oppressione”, permette al governo di intercettare conversazioni e attività anche in camera da letto, con tecnologie sofisticate e senza alcuna supervisione giudiziaria.
sorveglianza illegale e tecnologie avanzate
Secondo un ex dipendente della Direzione generale per la sorveglianza del territorio, chiamato Safir, i dispositivi di sorveglianza vengono installati in modo invisibile, anche all’interno di abitazioni private. I vicini vengono reclutati come informatori, mentre i negozi di telefonia mobile vendono dispositivi già infettati da spyware. “Abbiamo infettato tantissimi Internet café col nostro sistema Remote Controller System”, ha spiegato Safir. L’agente sul posto segnala il luogo in cui il target entra, e i dispositivi già infettati vengono utilizzati per monitorare le attività.
La tecnologia utilizzata è molto sofisticata e permette di registrare immagini e audio anche in condizioni di buio.
Un caso emblematico è stato quello di Fouad Abdelmoumni, un difensore dei diritti umani che è stato ripreso di nascosto con una microcamera installata nell’impianto di aria condizionata della sua abitazione. Il video è stato diffuso su WhatsApp, e la qualità delle immagini e dell’audio era eccellente. “La sorveglianza spinge all’autocensura. È una cosa molto violenta”, ha detto Safir, che ha definito il caso di Abdelmoumni un “caso da manuale”.
tecno-oppressione e impatto sui diritti umani
La tecnologia utilizzata in Marocco è parte di un fenomeno globale, definito come “tecno-oppressione”, che permette ai governi autoritari di monitorare, minacciare e condannare chi esercita i propri diritti. L’uso di spyware come Pegasus, prodotto dall’azienda israeliana NSO Group, è stato denunciato anni fa da Amnesty International. Ora, l’organizzazione ha rivelato l’uso di altre aziende, tra cui l’italiana Memento Labs, che ha affermato di non avere contratti in essere e di aver modificato il proprio modello di business.
La sorveglianza illegale ha creato un clima di terrore tra i giornalisti e i difensori dei diritti umani.
Hicham Mansouri, un ex attivista finito in carcere per false accuse e costretto all’esilio in Francia, ha dato un importante contributo all’indagine di Amnesty International. “Appena parlo in pubblico, appena scrivo un post su Facebook o su Instagram, si fanno vivi e iniziano a offendermi. È un clima di terrore”, ha raccontato. Mansouri ha spiegato come la sorveglianza abbia portato a un senso di isolamento e paura, con conseguenze gravi per la libertà di espressione. La situazione in Marocco rappresenta un esempio concreto del potere dell’economia globale della “tecno-oppressione”, che mette in condizione i governi di controllare i cittadini con strumenti tecnologici avanzati. La mancanza di supervisione giudiziaria e la diffusione di tecnologie illegali hanno reso la sorveglianza un’arma potente, in grado di influenzare profondamente la vita di chi esercita i propri diritti.



