Il Regno Unito e 32 Paesi, tra cui l’Italia, hanno formalmente attribuito all’Iran l’incidente avvenuto il 27 settembre a RAF Fairford. L’attribuzione, condivisa da ministri degli Esteri di Stati Uniti, Germania, Francia e Australia, conferma l’imputazione del governo britannico sul coinvolgimento iraniano nell’episodio. Londra ha sottolineato che i Guardiani della Rivoluzione, organizzazione militare iraniana, hanno utilizzato reti clandestine e attori esterni per condurre operazioni oltre i confini. L’incidente, che ha coinvolto una base militare britannica, è stato visto come un ulteriore esempio di attività ostili condotte da Teheran attraverso intermediari.
Metodo dei Guardiani della Rivoluzione
Secondo le dichiarazioni dei firmatari, i servizi occidentali osservano da tempo l’uso da parte dell’Iran di soggetti esterni agli apparati formali dello Stato. Questi includono intermediari, gruppi criminali e attori locali, che permettono di mantenere una distanza tra il committente e l’azione materiale. Questa strategia complica l’attribuzione diretta e riduce l’esposizione del governo iraniano. Londra ha sottolineato che il caso Fairford mostra la disponibilità dei Guardiani della Rivoluzione a condurre attività ostili all’estero, utilizzando reti clandestine e attori proxy. La strategia, spesso definita come operazioni ibride, è sempre più diffusa tra i governi occidentali. La dichiarazione del 12 ottobre inserisce esplicitamente questa campagna nel quadro delle attività che i governi occidentali stanno osservando. Assassinii, incendi dolosi, sabotaggi, attacchi informatici e altre operazioni ibride sono considerati strumenti sempre più utilizzati da Teheran per condurre operazioni esterne. Londra ha sottolineato che il caso Fairford appartiene esattamente a questa zona grigia, dove l’azione non è diretta ma mediata da reti esterne.
Sanzioni e convocazioni diplomatiche
Nello stesso giorno dell’attribuzione, il Foreign Office ha convocato l’ambasciatore iraniano e sanzionato due cittadini iraniani. Uno è Ruhollah Bazghandi, indicato come responsabile delle operazioni di controspionaggio dell’Irgc. L’altro è Shahram Ali Reza Tamarzadeh Jakki, descritto come facilitatore della rete criminale Zindashti. Londra ha promesso nuove misure per ridurre la capacità dell’Iran di condurre operazioni nel Regno Unito e ha annunciato un giro di vite sull’utilizzo delle reti criminali da parte di Teheran.
Il dossier, che include una dichiarazione firmata da 24 Paesi, tra cui l’Italia, ha già messo in luce le minacce riconducibili agli apparati di sicurezza iraniani. L’organizzazione di intelligence dei Guardiani della Rivoluzione, la Forza Quds, è stata accusata di aver promosso complotti contro dissidenti, giornalisti e comunità ebraiche in Europa, Nord America e Australia. Il documento ha anche citato il gruppo HAYI, noto nel Regno Unito come Islamic Movement of Companions of the Right, che ha rivendicato attacchi contro obiettivi legati alle comunità ebraiche, ai media iraniani e agli interessi statunitensi. Londra ha sanzionato il gruppo a luglio, ricordando le sette azioni che aveva pubblicamente rivendicato nel Regno Unito.
La campagna di attacchi, condotta attraverso reti esterne, rappresenta un modello sempre più diffuso tra i governi occidentali. Cambiano gli attori e gli obiettivi, ma il principio resta lo stesso: operare sotto la soglia di un confronto diretto, sfruttando intermediari che rendono più opaca la catena di comando. E Fairford, nella valutazione britannica oggi condivisa anche dall’Italia, appartiene esattamente a questa zona grigia.



