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martedì 13 Ottobre 2026

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Cronaca nera

Nove nomi al vaglio dei pm pavesi per corruzione e delitto di Garlasco

Nove nomi, tra ex carabinieri e avvocati, al vaglio dei pm pavesi per corruzione e delitto di Garlasco.

Nel quadro di un’inchiesta che ha visto l’archiviazione della posizione dell’ex pm Mario Venditti alla fine del 2016, i pm pavesi concentrano l’attenzione su nove nomi, tra cui quattro ex carabinieri, tre avvocati e padre e figlio Sempio. L’indagine si articola su due fronti: l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari e l’operato dei Ris che indagarono sul delitto di Garlasco. Mentre si apre una settimana cruciale per la difesa di Andrea Sempio, che dovrà depositare le contro-consulenze sull’omicidio di Chiara Poggi chiuso alla fine di settembre, restano da definire i fascicoli di indagine. Tra i nomi in luce c’è anche il luogotenente Silvio Sapone, all’epoca capo della polizia giudiziaria, e il nucleo informativo dei carabinieri guidato da Maurizio Pappalardo, coinvolto in un’altra inchiesta per peculato e stalking.

pagamenti in contanti e dichiarazioni degli avvocati

Nei verbali degli interrogatori, gli avvocati difensori di Sempio, tra cui Massimo Lovati, Federico Soldani e Simone Grassi, ricostruiscono, dal loro punto di vista, il pagamento in contanti di 45mila euro da parte della famiglia Sempio. «Abbiamo ricevuto 15mila euro ciascuno, tra tutti e tre i legali – ha spiegato Lovati –. I Sempio continuavano a portare soldi senza controbattere. Io li prendevo, anche se mi sembrava anomalo». Una versione confermata anche dagli avvocati Soldani e Grassi. Non escludono, però, che i soldi ricevuti dai colleghi possano essere finiti verso altre destinazioni. Quando i magistrati chiedono a Lovati se possa escludere questa possibilità, lui risponde: «Non lo escludo. Capisco l’ipotesi investigativa. Ma non ho alcun elemento concreto per affermarlo».

telefonate e documenti anomali

Dopo l’archiviazione di Venditti, l’inchiesta si è spostata sulla squadra della polizia giudiziaria che occupava lo stanzone al secondo piano del palazzo di giustizia. Gli accertamenti riguardano diverse anomalie, tra cui alcune telefonate fatte da Sapone all’indagato Andrea Sempio, a gennaio 2017, prima dell’avviso di garanzia, e alcuni manoscritti misteriosi comparsi tra gli atti di indagine. Lovati, sentito sui contatti tra Andrea Sempio e Sapone, ha spiegato: «Non ne sapevo nulla. Non conosco questo Sapone, né gli altri della polizia giudiziaria. Era effettivamente una circostanza particolare». I documenti, tra cui tre fotografie del fascicolo scattate da Pappalardo nell’ufficio di Venditti, sono stati oggetto di ulteriore approfondimento.

Intanto, i genitori della vittima, attraverso l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, fanno sapere che non depositeranno altri atti e non si costituiranno parte civile contro l’indagato. Questo non solo perché sono convinti della colpevolezza di Stasi, ma anche perché non possono chiedere per due volte il risarcimento per lo stesso danno avendo lo Stato, con la sentenza passata in giudicato, «già deciso». Resteranno, comunque, parte offesa nel procedimento e potranno eventualmente fare un’azione civile.

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