Olivetti, azienda nata a Ivrea, ha lasciato un’impronta profonda nella storia dell’industria e della cultura italiana. Non solo un produttore di macchine da scrivere e computer, ma un’entità che ha sposato l’innovazione tecnologica con un’idea di società radicata in valori etici e sociali. La sua visione, oggi raramente replicata, si basava su un’organizzazione comunitaria, dove il lavoro e la persona avevano una dimensione etica e sociale. Il libro “Olivetti. Nuove storie da una collezione” di Fiorella Bulegato e Alessandro Santero, edito da Ronzani, offre un’analisi approfondita di questa filosofia, attraverso immagini e testi che raccontano una stagione imprenditoriale e culturale unica.
Un’azienda che comunicava un’idea di società
La comunicazione di Olivetti non si limitava ai prodotti, ma si estendeva a un’idea di comunità produttiva e relazionale. Non esisteva una gerarchia di prodotto, ma una natura di prodotto, dove ogni elemento era parte di un sistema integrato. Questo approccio ha reso Olivetti un’azienda non solo innovativa, ma anche un’esperienza culturale. I calendari, i manifesti, i negozi e i manuali erano strumenti di comunicazione che trasmettevano un’identità aziendale radicata in valori e cultura. La contabilità a ricalco, ad esempio, era un esempio di come la tecnologia potesse chiarire le potenzialità dei prodotti, ma anche riflettere un’idea di mondo.
Un’arte che si sposa con la tecnologia
La produzione artistica di Olivetti è un esempio di come l’arte e la tecnologia possano convivere in modo armonioso. Dai calendari prodotti dal 1951 al 1995, che ospitavano artisti come Enzo Mari e altri grandi nomi dell’arte italiana, fino alle cartelle grafiche che danno casa a opere inedite, l’azienda ha creato un’esperienza unica. Il Catalogo parti della Olivetti portatile del 1935, ad esempio, non era solo un manuale utile, ma un oggetto che sembrava uscito da un’arte d’avanguardia. La sua organizzazione grafica e la sua capacità di comunicare un’idea di innovazione hanno reso Olivetti un’azienda che non si limitava a produrre, ma a ispirare.
La cura grafica e tipografica, tipica di Ronzani, ha reso il libro “Olivetti. Nuove storie da una collezione” un’esperienza visiva e intellettuale. Il volume, ricchissimo d’immagini, regala delle straordinarie perle di una stagione imprenditoriale e culturale che appare amaramente lontana da quella attuale. Oggi molte aziende si dicono olivettiane, ma nessuna ha la capacità di visione complessa e stratificata offerta da Olivetti. L’azienda non considerava i suoi prodotti come l’origine di tutto, ma come parte di un sistema che aveva una dimensione etica e sociale profonda.
La perdita di presa su un pubblico diffuso e la capacità d’innovare non solo i prodotti, ma anche la società, ha reso Olivetti sempre meno rilevante e produttiva. Tuttavia, la sua storia rimane un esempio unico di come un’azienda possa immaginare una società futura partendo da un contesto specifico e portare l’innovazione nella vita quotidiana delle persone. La produzione artistica ed editoriale di Olivetti è totalmente allineata a quella tecnologica, e solo a passare in rivista l’indice analitico si prova un senso di malinconica ebbrezza di fronte al numero di artisti coinvolti.
Il libro di Bulegato e Santero non è solo un racconto di storia industriale, ma una galleria d’arte che sintetizza un pensiero teorico che si è fatto potentemente pratico. La visione di Olivetti, basata su un’idea di organizzazione comunitaria e trasversale, è un’esperienza che merita essere riletta e riconsiderata. La sua storia è un caso unico, che non ammette repliche, ma che merita libri e saggi come quelli pensati e prodotti da Ronzani, capaci di raccontare una storia e di ispirare.



