Il 22 ottobre si terrà la quinta edizione di Good StArt, l’asta benefica di arte contemporanea a sostegno della Fondazione Tog, che celebra i 15 anni di attività dedicate alle persone con disabilità neurologiche. L’evento, che si svolgerà presso il Centro Tog di Milano, si presenta come un progetto culturale collettivo, in cui l’arte non è solo un mezzo per raccogliere fondi, ma un strumento per riflettere sulla cura, sulla fragilità e sul valore della bellezza. L’edizione 2026, ispirata al mito di Prometeo, propone un’esperienza unica con opere di 15 artisti, realizzate in collaborazione con la Fondazione.
Un binomio di bellezza e cura
Da diversi anni, la Fondazione Tog ha sviluppato un approccio innovativo per la cura delle persone con disabilità neurologiche, mettendo al centro non solo il singolo paziente, ma l’intero contesto di vita: la famiglia, la scuola e la comunità. L’estetica gioca un ruolo decisivo in questo modello, come sottolinea Antonia Madella Noja, segretario generale della fondazione: «Nel nostro lavoro, la bellezza è un elemento terapeutico e di ispirazione per la qualità della vita dei nostri bambini e delle loro famiglie». L’arte, in questo contesto, non è un lusso, ma un’opportunità per creare relazioni, stimolare la creatività e offrire sollievo.
La bellezza è un elemento terapeutico, come sottolinea Antonia Madella Noja, segretario generale della Fondazione Tog. «Nel nostro lavoro, la bellezza è un elemento terapeutico e di ispirazione per la qualità della vita dei nostri bambini e delle loro famiglie. Da un lato, mette in moto la creatività di chi cura e dall’altro è elemento di sollievo e di stimolo per chi le cure le riceve. Una bellezza che accoglie, crea relazione e genera valore». Questo approccio ha reso Good StArt un evento non solo benefico, ma anche culturale, in grado di dare voce a una visione della cura fondata sulla dignità della persona e sul valore trasformativo della bellezza.
Un catalogo inedito e un laboratorio artistico
A testimonianza del dialogo fecondo tra arte e cura, il catalogo dell’edizione 2026 assume una forma del tutto inedita. Si tratta di un cofanetto che raccoglie le 15 schede dedicate agli artisti, impreziosito da un intervento pittorico di Manuel Felisi, realizzato durante un laboratorio con alcune ragazze seguite da Tog. L’opera, nata direttamente da un’esperienza condivisa, diventa parte integrante del racconto culturale, espressione concreta della convinzione che la bellezza possa scaturire dall’incontro autentico.
Il progetto curatoriale Il Fuoco Fragile, ideato da Mirko Pancaldi, si ispira al mito di Prometeo, invitando a riflettere sul progresso e sulle sue opportunità con responsabilità ed etica. Come spiega il curatore, «l’arte apre nuovi sguardi sulla realtà e trasforma la vulnerabilità in una risorsa, non un ostacolo, ma un luogo di relazione e di crescita». Questo approccio ha reso Good StArt un evento non solo benefico, ma anche culturale, in grado di dare voce a una visione della cura fondata sulla dignità della persona e sul valore trasformativo della bellezza.
La quinta edizione di Good StArt rappresenta un ulteriore passo avanti per la Fondazione Tog, che da anni si impegna a offrire cure riabilitative gratuite e altamente specializzate a bambini e ragazzi con patologie neurologiche complesse. L’evento, che si svolgerà negli spazi del Centro Tog di Via Livigno 1 a Milano, offre l’opportunità di partecipare a un’esperienza unica, in cui l’arte e la cura si incontrano per creare un impatto positivo nella vita di chi ne ha bisogno. Il 22 ottobre, a partire dalle ore 18, il Centro Tog di Milano aprirà le sue porte per la quinta edizione di Good StArt, l’asta benefica di arte contemporanea creata a sostegno della Fondazione Tog. Un appuntamento nato con l’obiettivo di raccogliere fondi per garantire percorsi riabilitativi gratuiti e altamente specializzati a bambini e ragazzi con complesse patologie neurologiche. L’evento, inoltre, ospiterà le opere di “15 artisti per i 15 anni di Tog”, tutte ispirate al progetto curatoriale Il Fuoco Fragile, ideato da Mirko Pancaldi.



