Una donna di Torino è finita sotto processo per stalking dopo aver acquistato un appartamento di fronte a casa del figlio per spiarlo. La 63enne, accusata di comportamenti persecutori, avrebbe seguito la famiglia del figlio, composta da nuora e due nipotine, con appostamenti, insulti e minacce. L’episodio, che ha causato un grave stato d’ansia, ha portato a un processo in cui la Procura ha chiesto nove mesi di carcere. La famiglia, costituita parte civile, ha richiesto un risarcimento totale di 120mila euro.
La relazione familiare in crisi
La vicenda ha origine nel maggio 2021, dopo la morte del marito della donna. La 63enne aveva donato l’appartamento in cui viveva con la moglie e le bambine al figlio, che non poteva permettersi un mutuo. Inizialmente sembrava un gesto di affetto, ma si è trasformato in un conflitto. La madre ha iniziato a pretendere pagamenti mensili, come se la casa fosse in affitto, aumentando le cifre richieste nel tempo. Nel settembre 2022, la donna ha iniziato a fare appostamenti, presentandosi ogni giorno in auto sotto casa del figlio e accompagnando le richieste di denaro con insulti e minacce.
Una volta, ha minacciato di spaccargli la testa con un martello, un’altra volta di danneggiare i cantieri della sua impresa. La famiglia, preoccupata, ha deciso di traslocare, vendendo l’appartamento e cercando di allontanarsi dalla suocera. Tuttavia, la donna ha venduto anche la sua casa e ne ha acquistata un’altra proprio di fronte a quella del figlio. Da lì, ha continuato a osservare la famiglia, tentando anche di avvicinare le nipotine. Ha insultato i genitori davanti alle bambine e accusato la nuora di infedeltà.
La donna ha anche cercato di convincere la nuora ad abortire, minacciando di non permetterle di sposare il figlio.
Le conseguenze psicologiche
Secondo la Procura, i comportamenti della donna hanno provocato un «grave e persistente stato d’ansia» nella famiglia. La nuora ha attraversato una forte crisi psicologica, tanto da compiere un gesto autolesivo che ha richiesto un ricovero. Anche le figlie hanno mostrato segnali di malessere, con una delle bambine che ha lamentato «palpitazioni» preoccupata per la madre. In aula è stato ricordato un episodio risalente alla gravidanza della nuora, in cui la suocera ha cercato di convincerla ad abortire, dicendole: «Se non interrompi, mio figlio non ti sposa». La donna è anche accusata di diffamazione, avendo raccontato ai conoscenti che il figlio e la nuora non pagavano l’affitto, definendoli «ladri» e accusandoli di aver sottratto denaro e il furgone del padre. L’avvocato del figlio, Luca Tommaso Calabrò, ha dichiarato: «Nessuno può ricorrere a minacce e pedinamenti per recuperare un credito». Le quattro parti civili hanno richiesto un risarcimento di 30mila euro ciascuna, per un totale di 120mila euro.
La difesa della donna sostiene che i contrasti familiari non possono essere qualificati come atti persecutori.



