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giovedì 15 Ottobre 2026

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Cultura

Il calcio come spazio di condivisione per i genitori che hanno perso un figlio

In Italia, il lutto perinatale rimane invisibile. Il calcio offre un’alternativa per condividere il dolore.

Il calcio, in un contesto di dolore e sofferenza, diventa uno spazio di condivisione per i genitori che hanno perso un figlio durante la gravidanza o al momento del parto. La Giornata mondiale della consapevolezza sul lutto perinatale, celebrata il 15 ottobre 2026, ha visto l’emergere di iniziative come Forget Me Knot FC, un progetto nato in Inghilterra e che si propone di offrire un supporto emotivo e sociale a chi vive un lutto perinatale. In Italia, la Fondazione CiaoLapo ha sottolineato come il dolore non sia mai stato riconosciuto pienamente, e le cure disponibili siano spesso inadeguate.

Un lutto invisibile e un sostegno inesistente

La perdita di un figlio durante la gravidanza o dopo il parto è un dolore spesso minimizzato, soprattutto per i padri. In Italia, il lutto perinatale rischia di diventare «doppiamente invisibile», come ha sottolineato la dottoressa Claudia Ravaldi, co-fondatrice di CiaoLapo. «Il problema principale è culturale: siamo ancora abituati a misurare l’importanza di una perdita in base all’età di chi muore, anziché alla relazione affettiva che si interrompe», ha spiegato. La genitorialità non comincia al momento del parto, e il lutto non dipende dalle settane di gestazione. Minimizzarlo lascia le famiglie isolate, non riconosciute nel loro dolore.

Lo sport come spazio di condivisione

Nel Regno Unito, il calcio è diventato uno strumento per condividere il dolore. La Forget Me Knot FC, nata dall’idea di James Routledge, padre che ha perso il figlio Teddy, offre un’esperienza di gruppo in cui i genitori possono incontrarsi, parlare e condividere le loro emozioni. «Il punto non è replicare necessariamente il calcio, ma offrire una pluralità di opportunità», ha detto Ravaldi. Per alcune persone, «fare qualcosa insieme, praticare uno sport o condividere un’attività può facilitare la costruzione di relazioni e l’espressione del dolore». In Inghilterra, la charity Sands sostiene da anni Sands United FC, una rete di squadre amatoriali per padri, nonni, zii e fratelli colpiti da un lutto.

Il modello inglese mostra che lo sport può essere uno degli spazi in cui il silenzio si incrina per lasciar spazio a ciò che si ha dentro. A Belfast, Omar Barrett, che con la moglie ha perso il figlio Quinn, ha fondato Sands United FC Belfast e ha spiegato alla federcalcio irlandese che la parola «incontro» allontanava gli uomini: giocando, e poi bevendo qualcosa insieme, le parole arrivavano da sole. Questo tipo di iniziativa ha permesso a molte famiglie di trovare un senso di appartenenza e di condivisione.

Un gesto semplice ma profondamente significativo

Il 15 ottobre, in tutto il mondo, si accende una fiamma per ricordare i bambini morti in gravidanza, alla nascita o nei primi mesi di vita. È la Wave of Light, un gesto «semplice ma profondamente significativo», come ha detto Ravaldi. «Rende visibili bambini e famiglie che per troppo tempo sono rimasti invisibili». Tuttavia, la consapevolezza non basta: «Non possiamo accontentarci di illuminare i monumenti il 15 ottobre se negli altri 364 giorni dell’anno una donna che perde il proprio bambino rischia ancora di ricevere un’assistenza inadeguata», ha aggiunto. «Oggi disponiamo di raccomandazioni cliniche, conoscenze scientifiche e strumenti operativi per migliorare concretamente la qualità delle cure, ma non servono soltanto più parole sul lutto perinatale. Servono competenze, organizzazione, continuità assistenziale e rispetto».

Il vero obiettivo, conclude Ravaldi, è arrivare al giorno in cui «nessuna famiglia debba affidarsi alla fortuna per ricevere cure appropriate dopo la morte di un bambino». In Italia, il tema resta a tratti sottovalutato, ma non dovrebbe esserlo. La Fondazione CiaoLapo, nata nel 2006, offre gruppi di auto mutuo aiuto, ma il sostegno tra pari esiste già da vent’anni, anche se non necessariamente attraverso lo sport. Per i padri, il lutto rischia di diventare «doppiamente invisibile», perché agli uomini «viene spesso assegnato il ruolo di sostenere la compagna, essere forti, tornare rapidamente alla normalità».

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