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giovedì 15 Ottobre 2026

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Dalla provincia alle piazze: il diritto alla casa in discussione

Proteste per il diritto alla casa si estendono a tutta Italia, con manifestazioni a Roma e in provincia di Fermo.

Da Fermo a Roma, il dibattito sul diritto alla casa si fa sempre più acceso. Mentre i prezzi degli immobili crescono del 60% negli ultimi dieci anni in zona Euro, i salari restano fermi da decenni, e il potere d’acquisto si riduce, i cittadini si mobilitano per chiedere una soluzione concreta. A Roma, nel centro di Piazza Bologna, sono ricomparse le “tende” dopo quasi tre anni, segno di una protesta che si allarga a tutta Italia, coinvolgendo anche la provincia di Fermo.

Un problema che non riguarda solo le grandi città

La questione abitativa non è più confinata alle metropoli. A Fermo, la crisi si fa sentire attraverso affitti inaccessibili e sfratti per morosità incolpevole. Nel 2025, si sono registrati 115 sfratti, 80 in più rispetto all’anno precedente, con il 93% causati da morosità non colpevole. “La casa non può essere un privilegio legato alla condizione economica individuale”, sottolinea Mattia Santarelli, venticinquenne originario di Fermo e responsabile nazionale “casa” dei Giovani Democratici. “Cercare una casa senza potersela permettere è una realtà che colpisce anche i più giovani.” La protesta si estende a tutta Italia, con manifestazioni a Roma e in provincia di Fermo. La mobilitazione, che ha visto centinaia di migliaia di manifestanti in tutta Europa, si concentra ora sul tema dell’abitare, con un focus su una politica che, secondo i manifestanti, ignora la crisi.

Un presidio che chiede un futuro dignitoso

Le tende a Roma rappresentano un simbolo di protesta, ma anche di una richiesta concreta: un futuro dignitoso che parta da una casa a prezzi accessibili. “700 euro al mese per affittare 70 mq, il 40% di un reddito medio”, spiega Santarelli. “8 anni di stipendio per comprarli: è una situazione insostenibile.” La protesta, che ha visto il coinvolgimento del mondo studentesco nel 2023, si estende ora a chi cerca casa, chi non può pagarla e chi ha rinunciato a trovarla.

La mobilitazione chiede un’azione concreta per risolvere l’emergenza abitativa. “Vogliamo coinvolgere chi vive questa emergenza, finché l’abitare tornerà al centro dell’agenda politica”, conclude Santarelli. La questione abitativa non riguarda solo le grandi città. A Porto San Giorgio, ad esempio, il problema si presenta sotto forma di overtourism, Airbnb incontrollati e affitti inavvicinabili per gli autoctoni. “La stagionalità degli affitti e il costo delle abitazioni rendono difficile costruire una vita autonoma”, spiega Leonardo De Carolis, segretario cittadino dei Giovani Democratici. “Non si tratta di contrapporre turismo e residenti, ma di chiederci quale modello di città stiamo costruendo e, in particolare, per chi.”

Porto San Giorgio, una delle città più care della provincia e delle Marche, vede prezzi al metroquadro che superano i 3000 euro. Gli affitti, invece, risultano risucchiati nella spirale speculativa innestata dall’overtourism, con pesanti ricadute su tutto il tessuto economico e sociale. “Quando la casa viene considerata soprattutto una fonte di rendita, il suo valore sociale passa in secondo piano”, conclude De Carolis. “La politica deve tornare a interrogarsi su questa contraddizione: abitare non può essere un privilegio legato alla condizione economica individuale, ma presupposto essenziale e concreto alla libertà.”

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