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venerdì 16 Ottobre 2026

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Cronaca

Polizia blocca corteo studentesco con tricolori a Latina per evitare di «infastidire» la sinistra

A Latina, la polizia ha fermato un corteo di studenti con bandiere italiane per evitare di «infastidire» la sinistra.

A Latina, la polizia ha fermato un corteo di studenti che portavano bandiere italiane, per evitare di «infastidire» la sinistra. L’episodio, riferito dal Blocco Studentesco, si è verificato mentre i ragazzi tentavano di raggiungere un corteo che doveva attraversare la città. Gli agenti hanno definito la presenza dei tricolori «troppo divisiva» e sgradita all’Osa, sigla studentesca di estrema sinistra. L’azione ha suscitato dibattito su chi difende il diritto degli studenti di contestare il governo senza dover aderire a un’ideologia specifica.

La protesta e il conflitto ideologico

Il corteo di Latina rientra nel «No Meloni Day», mobilitazione nazionale contro le politiche scolastiche del governo, il carovita, le condizioni degli edifici e le spese militari. A Latina, centinaia di ragazzi hanno rilanciato l’invito a «fare come in Francia». La piattaforma unisce questioni concrete e opposizione all’esecutivo. Ma per contestare ciò che non funziona nella scuola italiana bisogna condividere le parole d’ordine della sinistra? La risposta data sul campo sarebbe sì.

Un simbolo che divide

Il tricolore, simbolo della Repubblica e non di un partito, diventerebbe incompatibile con una protesta che pretende di rappresentare gli studenti. Problemi comuni a scuole e famiglie diventerebbero così un affare esclusivo della sinistra. Il contrasto sulla bandiera non nasce oggi. Già il 6 ottobre il Blocco Studentesco aveva esposto tricolori in diversi istituti in risposta agli striscioni «Qui nessuno è straniero», comparsi durante la campagna contro le disposizioni sulla composizione delle classi. Il movimento rivendicava la trasmissione di lingua, storia e appartenenza nazionale. Dieci giorni dopo, il simbolo torna in una mobilitazione che contesta il governo anche sull’integrazione. Due posizioni opposte che dovrebbero potersi confrontare. La posta in gioco è la rappresentanza del malcontento. Se una protesta richiede appartenenza ideologica, gli organizzatori non devono convincere chi partecipa: possono selezionarlo. Alla sinistra studentesca conviene perché conserva il monopolio della piazza e presenta come proprio patrimonio problemi che non le appartengono in esclusiva.

Un nodo istituzionale

Ma la stessa lettura conviene al governo, libero di liquidare ogni mobilitazione come iniziativa dell’opposizione anziché misurarsi con le ragioni sociali che la alimentano. Non occorre ipotizzare intese tra avversari: il conflitto, confinato nei soliti schieramenti, risulta politicamente gestibile da entrambi. La realtà è meno ordinata. A Roma, nella stessa giornata, l’Ansa ha registrato slogan contro Valditara ma anche contro Pd e Cgil. Persino nella mobilitazione antigovernativa non tutti si riconoscono nella sinistra parlamentare.

Ridurre il dissenso a un referendum su Meloni cancella questa pluralità e rende inconcepibile perfino una protesta contro il governo da destra. Rimane il nodo istituzionale. L’articolo 17 della Costituzione tutela il diritto di riunirsi pacificamente, prevedendo per le manifestazioni in luogo pubblico divieti soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità. La gestione di gruppi contrapposti può richiedere misure di ordine pubblico; altra cosa sarebbe escludere degli studenti per il carattere «divisivo» della bandiera nazionale. Spetta alle autorità chiarire le ragioni dell’intervento a Latina. Intanto una domanda resta aperta: se la protesta è ammessa soltanto entro i confini ideologici della sinistra, chi difende il diritto degli altri studenti di contestare il governo senza dover diventare di sinistra?

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