A 83 anni dal rastrellamento del ghetto di Roma, il 16 ottobre 2026, mons. Ambrogio Spreafico, vescovo emerito di Frosinone, ha sottolineato l’importanza della memoria come colonna portante della storia. “Non cediamo alla logica del nemico”, ha detto, ricordando l’orrore del 1943 e l’impegno necessario per preservare il dialogo ebraico-cristiano. L’evento, che vide l’arresto di 1.254 ebrei e la deportazione di oltre 1.000 persone, ha lasciato un segno indelebile nella storia. Solo 16 sopravvissero, tra cui una donna, Settimia Spizzichino, diventata testimone preziosa di quell’orrore.
Memoria e dialogo: un dovere per il presente
La memoria, ha spiegato mons. Spreafico, non è solo un ricordo, ma un dovere che ci obbliga a non ripetere i tragici errori del passato. “La memoria è la colonna portante della storia”, ha sottolineato, ricordando come l’ideologia razziale abbia portato alla deportazione di milioni di persone, tra cui ebrei, zingari, oppositori politici e persone con disabilità. “Fu una vergogna che non si può dimenticare”, ha aggiunto, sottolineando che gli ebrei italiani furono solo una piccola parte di quei sei milioni di vittime.
La ricorrenza del 16 ottobre 2026 ha visto un aumento del peso della memoria, soprattutto in un contesto di guerra in corso nel Medio Oriente. Dopo il 7 ottobre 2023, quando Hamas ha compiuto un attacco terrorista in Israele, il dibattito sulla Shoà e sulla guerra in Gaza è diventato più complesso. “La semplificazione e la polarizzazione delle narrazioni rendono difficile il dialogo”, ha osservato mons. Spreafico, invitando a non mettere sullo stesso piano la Shoà e i conflitti attuali. La Shoà non deve essere usata come strumento per giustificare o minimizzare le sofferenze attuali.
La responsabilità delle comunità cristiane
Le comunità cattoliche, ha sottolineato mons. Spreafico, hanno un ruolo cruciale nel preservare il dialogo ebraico-cristiano. “C’è una poca conoscenza del lungo cammino di amicizia tra fedi diverse”, ha detto, ricordando l’importanza del Concilio Vaticano II e della visita di Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma nel 1986. “I documenti della Santa Sede sul dialogo ebraico-cristiano non sono sempre diventati patrimonio culturale delle nostre comunità”, ha aggiunto, sottolineando la necessità di una migliore formazione e di una maggiore sensibilità verso le radici comuni delle religioni.
La guerra in Gaza e la violenza in Cisgiordania hanno reso più difficile il dialogo, ma non devono portare alla negazione della Shoà né alla legittimazione dell’antisemitismo. Parole e gesti antisemiti sono un cedimento alla stessa barbarie. “Non deve accadere mai più che le comunità ebraiche siano lasciate sole davanti all’insorgere dell’antisemitismo”, ha concluso, sottolineando l’importanza di un impegno concreto per la pace e la riconciliazione. La ricorrenza del 16 ottobre 2026 ha visto la Comunità Ebraica romana e la Comunità di Sant’Egidio organizzare un evento di memoria presso il “Largo 16 ottobre”, nel cuore del ghetto che fu teatro della ferocia nazifascista. “Ricordare ci aiuta ad abbattere i muri di separazione e a riconoscerci fratelli, per fare spazio alla pace”, ha detto mons. Spreafico, sottolineando che la memoria non è solo un ricordo, ma un invito a costruire un futuro basato sulla comprensione e sulla solidarietà.



