Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

sabato 17 Ottobre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Economia

Fed e forward guidance, Warsh si mantiene distante. Le dichiarazioni in vista della prossima riunione

Warsh ribadisce contrarietà all’uso della forward guidance, in vista della prossima riunione della Fed.

Il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha ribadito la sua contrarietà all’utilizzo della forward guidance, rifiutandosi di anticipare le decisioni future della Fed. Le dichiarazioni, fatte durante una conversazione informale con la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Kristalina Georgieva, si svolgono in vista della prossima riunione del FOMC, che si terrà il 27 e 28 ottobre. L’evento segna il primo rialzo dei tassi dal 2023, con i tassi attuali al 3,75% e al 4%.

Un approccio non anticipativo

Warsh ha sottolineato che la Fed non fornirà indicazioni su eventuali decisioni future, affermando che non è opportuno dire oggi cosa potrebbe essere fatto nelle prossime riunioni. “Non esprimo giudizi anticipati sulle riunioni”, ha detto, aggiungendo che “non credo sia opportuno dire oggi cosa potrei fare nelle riunioni che ci attendono da qui alla fine dell’anno”. Questo atteggiamento ha deluso chi sperava in segnali di anticipazione sulla traiettoria dei tassi USA.

Un ottimismo temperato

Il presidente della Fed ha espresso un ottimismo temperato sulla possibilità che l’intelligenza artificiale possa contribuire a migliorare la produttività e la crescita delle economie. Tuttavia, ha anche avvertito sul rischio che il percorso dell’AI si riveli “molto accidentato”. Gli effetti sull’occupazione restano incerti nel breve periodo, e Warsh ha precisato che “voglio che percepiate il mio ottimismo, ma un ottimismo temperato dalla consapevolezza della serietà della situazione”. Secondo il CME FedWatch, i trader attribuiscono una probabilità del 72,3% alla conferma dei tassi al livello attuale, nella riunione del FOMC che termina il 28 ottobre. Le scommesse sono su una seconda stretta monetaria di 25 punti base nel 2026, in occasione dell’ultima riunione della Fed di dicembre.

Un quadro di inflazione in crescita

L’indice dei prezzi al consumo (CPI) ha registrato un aumento dello 0,6% su base mensile e del 3,7% su base annua, quasi il doppio rispetto al target del 2% dell’inflazione stabilito dalla Fed. Gli economisti avevano previsto un aumento limitato a +0,5%. Anche l’inflazione core, depurata dalle componenti più volatili, ha registrato un aumento su base mensile dello 0,3% e su base annua del 2,6%, superando le attese del consensus degli analisti. La crescita dell’inflazione core continua a battere il target della Fed del 2% da più di 5 anni. L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) è salito a settembre dell’1,3%, al ritmo più alto dal marzo del 2022, dopo la crescita pari a +0,5% di agosto. Nei 12 mesi fino a settembre, il dato è volato del 6,3%, riportando la crescita più alta dal dicembre del 2022.

Leggi anche