Una flebo attaccata al muro con un chiodo per curare un 90enne a San Giovanni Lupatoto (Verona) ha scatenato una forte denuncia da parte della consigliera regionale del Pd, Anna Maria Bigon. L’episodio, reso pubblico da un cittadino su Facebook, ha messo in luce una situazione di grave criticità nel sistema di assistenza domiciliare integrata (Adi) dell’Ulss 9. L’anziano, seguito da personale dell’Adi, ha visto la flebo fissata al muro per mancanza di strumenti adeguati, con i familiari costretti a staccarla dopo tre ore. L’evento ha suscitato preoccupazione per la qualità e la sicurezza delle cure a domicilio.
Emergenza assistenziale e strutturale nel Veneto
Bigon ha sottolineato come la carenza di personale e gli investimenti insufficienti della sanità regionale stiano mettendo a repentaglio la qualità e la sicurezza delle cure a domicilio. «La rete attuale, pur disponendo di 31 mila posti letto autorizzati e 84.500 badanti, non riesce più a sostenere l’impatto della domanda», ha affermato. I numeri, secondo i dati forniti, delineano una vera e propria emergenza demografica e assistenziale: 230 mila anziani over 65 a rischio o già privi di autosufficienza, con un incremento previsto a 270 mila entro il 2030 e a 318 mila entro il 2040.
Un medico ordina flebo a domicilio per un 90enne lupatotino. Devono venire alle 8,30, si presentano alle 11,45 e lasciano per tre ore un fragile a digiuno. Si presentano senza asta per flebo, chiedono prima una scala e poi una scopa con manico lungo, poi staccano un quadro e attaccano la flebo al chiodo della parete. Non hanno il nastro-cerotto per avvolgere la flebo alle estremità e chiedono: «ma in questa casa non avete mai avuto nastro adesivo?» Glielo danno e lasciano l’anziano solo.
Un sistema in affanno e una rete in sofferenza
La denuncia di Bigon si concentra su una serie di episodi che mettono in luce la mancanza di strumenti basilari e il tempo insufficiente per garantire dignità e professionalità. «Non possiamo permettere che l’assistenza agli anziani e ai fragili si riduca all’improvvisazione e alla buona volontà dei singoli», ha ribadito. L’episodio di San Giovanni Lupatoto non è isolato, ma parte di un quadro più ampio di criticità che coinvolge l’intero sistema sanitario regionale.
Secondo le proiezioni Istat, il numero di non autosufficienti nel Veneto aumenterà notevolmente nei prossimi anni, con un impatto crescente sulle risorse disponibili. «Raddoppiare a parole i posti letto o scaricare tutto sul lavoro privato delle badanti non basterà più: occorre riprogrammare l’intero modello organizzativo e finanziario della sanità territoriale», ha concluso Bigon. L’obiettivo è un piano straordinario di assunzioni, dotazioni di strumenti e finanziamenti per ridurre le liste d’attesa e supportare i caregiver familiari. La situazione, se non intervento, rischia di peggiorare ulteriormente, con un impatto diretto sul benessere delle persone più fragili e sulle famiglie che si vedono costrette a assumere ruoli di assistenza non previsti. Non possiamo permettere che l’assistenza agli anziani e ai fragili si riduca all’improvvisazione e alla buona volontà dei singoli, ha ribadito Bigon, chiedendo un sostegno concreto per il territorio e per le famiglie.



