Il linguaggio giuridico, spesso distante dal linguaggio comune, crea un divario tra la giustizia e la società. Termini come “delitto”, “crudeltà” o “violenza sessuale” possono avere significati diversi nel diritto rispetto a quelli usati nella vita quotidiana. Questo divario alimenta incomprensioni, indignazione e sfiducia, soprattutto quando le sentenze riproducono stereotipi sessisti. Il tema è stato dibattuto da esperti, tra cui avvocati, magistrati e accademici, che hanno sottolineato l’importanza di una comunicazione più accessibile e chiara.
Il linguaggio giuridico e la sua distanza dal linguaggio comune
Secondo Aurora Matteucci, avvocata penalista e ex presidente della Camera Penale di Livorno, il linguaggio giuridico è spesso percepito come “veramente da stranieri” rispetto all’uso comune. Questo linguaggio, pur essendo necessario per la precisione, può creare confusione e distanza. Per esempio, il termine “crudeltà” nel diritto non si riferisce sempre alla violenza fisica o morale che si intende nel linguaggio comune. La sentenza di Filippo Turetta per l’uccisione di Giulia Cecchettin ha chiarito come il concetto di “crudeltà” non sia sempre applicabile come si potrebbe pensare.
La comunicazione dei fatti giudiziari è un tema cruciale.
Matteucci ha sottolineato che spesso i media tendono a sintetizzare o a usare termini sensazionalistici, senza aver letto le sentenze o gli atti. Questo può portare a una comprensione distorta dei fatti. “Se una sentenza dovesse esprimere concetti lesivi dell’onore, del decoro e della dignità di qualsiasi persona coinvolta, esistono già rimedi disciplinari, penali e risarcitori”, ha ricordato. La responsabilità non è solo dei giuristi, ma anche di chi trasmette le informazioni al pubblico.
La formazione e la democrazia
La formazione è vista come una soluzione possibile per migliorare la comunicazione e la comprensione del diritto. Federigo Bambi, professore di Lingua giuridica, ha sottolineato l’importanza di una formazione allargata, non solo per i giuristi, ma anche per chi opera nel settore della comunicazione. “Serve una formazione allargata in tutti i contesti possibili e immaginabili”, ha detto Lucia Russo, procuratrice aggiunta del Tribunale di Bologna. Dalle scuole alle redazioni, la sensibilizzazione al rispetto e alla parità di genere è fondamentale.
La democrazia richiede che le sentenze siano comprensibili a tutti.
La Corte costituzionale ha già adottato una forma di “traduzione” delle decisioni, rendendole accessibili al pubblico. Questo è un passo importante, ma non sufficiente. La comunicazione deve essere chiara, precisa e rispettosa, senza semplificazioni estreme o generalizzazioni. Il dibattito continua, ma una cosa è certa: il linguaggio giuridico non può rimanere isolato. È necessario un dialogo tra giuristi, media e società per ridurre il divario e migliorare la comprensione del diritto. Solo così si può costruire una giustizia più vicina alle persone e più in grado di rispondere alle loro esigenze.



