Lo Skeleton Dress di Iris van Herpen, un capo di design all’avanguardia presentato nel 2011, sta già invecchiando prima che il futuro in cui era destinato a esistere arrivasse. Un fenomeno che ha messo in allarme i conservatori del Metropolitan Museum of Art, che si trovano a fronteggiare un problema inaspettato: come preservare un abito realizzato con tecnologie innovative, ma che sembra non reggere il tempo. L’abito, che sembra uscito da un film di fantascienza, è stato creato con la stampa 3D e presenta una struttura simile a un scheletro, con protuberanze che ricordano ossa e costole. Tuttavia, il materiale utilizzato, il nylon, sta iniziando a ingiallire e a deteriorarsi, causando danni irreversibili.
La tecnologia che ha reso possibile l’abito, ne sta causando il deterioramento
Lo Skeleton Dress è stato prodotto attraverso un processo chiamato selective laser sintering (SLS), in cui una polvere di nylon viene fusa da un laser seguendo un modello digitale. Il risultato è una struttura tridimensionale, leggera e porosa, che riproduce l’aspetto delle ossa. Tuttavia, durante la produzione, la polvere viene mantenuta a temperature molto elevate, riducendo la durata del materiale. Inoltre, la polvere non utilizzata può essere recuperata e riutilizzata, sottoponendola a ulteriori cicli di calore, un processo che potrebbe accelerare il degrado. Questi fattori hanno reso lo Skeleton Dress un esempio di come la tecnologia, sebbene innovativa, possa portare a problemi di conservazione.
La stampa 3D, pur rivoluzionaria, è spesso utilizzata per produrre prototipi o oggetti destinati a un uso breve, per i quali la durata non è una priorità. Tuttavia, per un museo, la conservazione a lungo termine è essenziale. Lo Skeleton Dress, pur essendo un simbolo del futuro, si dimostra un caso di paradosso: un abito pensato per rappresentare il futuro si invecchia prima che quel futuro arrivi.
Un abito destinato a un futuro che non è ancora arrivato
Lo Skeleton Dress è stato creato per rappresentare il futuro della moda, ma il futuro, in questo caso, sembra già essere arrivato troppo presto. L’abito, che fa parte della collezione Autunno-inverno 2011-2012, è stato esposto al Metropolitan Museum of Art, dove i conservatori hanno scoperto che il nylon, originariamente bianco, aveva cominciato a ingiallire. La superficie porosa ha trattenuto sporco e impurità, mentre alcune estremità sottili si erano spezzate. Sarah Scaturro, conservatrice del Costume Institute del Met, ha spiegato che i danni erano irreversibili e non trattabili.
La brevità della moda, come ha detto Iris van Herpen, sembra essere qui, in modo letterale. La moda, del resto, è abituata a fare i conti con la propria brevità. Le tendenze cambiano, le collezioni si susseguono e quello che oggi sembra rivoluzionario domani potrebbe essere già superato. Ma nel caso dello Skeleton Dress il problema non è che sia passato di moda, quanto che stia letteralmente invecchiando.
La questione sollevata dai conservatori del Met non è solo tecnica, ma anche filosofica. Se un abito può invecchiare prima del tempo, cosa significa per la conservazione del patrimonio culturale? Lo Skeleton Dress, con i suoi problemi di degrado, rappresenta un’anticipazione di una sfida futura: come preservare le innovazioni tecnologiche nel settore della moda, quando la stessa tecnologia che le ha create potrebbe renderle fragili. La risposta, per ora, sembra essere ancora da trovare.



