Un attore che si racconta: la solitudine e la passione per il teatro
Enrico Guarneri, noto attore e interprete del personaggio Litterio, ha rivelato in un’intervista il suo rapporto con la solitudine e la sua passione per il teatro. «Sono pigro e amo la solitudine», ha detto, sottolineando come la sua vita privata sia spesso distante dal mondo esterno. L’attore, che porta in scena la novella verghiana Rosso Malpelo al Teatro Abc di Catania, ha spiegato come la sua interpretazione sia un mix di comicità e intensità, che lo hanno portato a conquistare il pubblico ben al di fuori dei confini regionali.
Un teatro che parla del territorio e del presente
La stagione 2026-2027 del Teatro Abc, inaugurata con Rosso Malpelo, rappresenta un modo di fare teatro che vuole essere non solo intrattenimento, ma anche un presidio culturale del territorio. L’attore ha sottolineato come il teatro debba parlare a tutti, senza rinunciare alle radici. «La Sicilia non è soltanto un luogo: è un modo di sentire, di sorridere e di guardare il mondo», ha affermato, ricordando come la sua carriera sia costruita su una forte identità regionale, senza mai abbandonare la capacità di parlare a un pubblico diversificato.
La fragilità della società e la necessità di raccontare storie eterni
Enrico Guarneri ha parlato anche della necessità di raccontare storie che non finiscono mai, come quella di Rosso Malpelo, un personaggio che rappresenta gli emarginati e gli ultimi. «Purtroppo è una storia eterna, che non finirà mai. Accompagna l’uomo dalla nascita e chissà per quanti millenni ancora lo accompagnerà», ha detto, sottolineando come la tendenza a etichettare le persone, soprattutto quelle più fragili, sia un problema sociale profondo. «Credo che sia qualcosa di insito nell’essere umano, una reazione istintiva», ha aggiunto, ricordando episodi di intolleranza e violenza che hanno segnato la sua esperienza.
Ha anche parlato del ruolo del caposcuola, sottolineando come sia essenziale per il giovane talento. «Un ragazzo di talento, se non incontra qualcuno a cui guardare, rischia di non sapere che cosa fare del proprio dono», ha detto, riferendosi a Ruggero Rizzuti, il giovane attore che ha partecipato allo spettacolo. «Ruggero è giovanissimo e ha ancora poca esperienza. In scena affronto un lungo monologo. Non è proprio un monologo assoluto, perché lui interviene con un paio di battute. Ricordo che, durante le prove, alla fine mi guardò e disse: ‘Ma quanto è bello quello che dici!’», ha ricordato, con un tono di soddisfazione.
Enrico Guarneri ha anche parlato del suo rapporto con il pubblico, sottolineando come l’affetto ricevuto lo abbia reso consapevole del valore del teatro. «Il pubblico mi vuole bene: me ne accorgo per strada, dall’affetto con cui mi saluta e si avvicina», ha detto, ma ha anche espresso un senso di disincanto. «Ormai prossimo ai 73 anni, sto vivendo una fase di amaro disincanto», ha affermato, riconoscendo come la vita, anche nel teatro, possa portare a momenti di riflessione e di distanza.
Concludendo, Enrico Guarneri ha espresso la sua speranza che il pubblico comprenda la verità su di lui. «Dopo una vita di maschere, applausi e trasformazioni, qual è la verità su Enrico Guarneri che vorrei che il pubblico comprendesse davvero?», ha chiesto, con una domanda che risuona come un invito a riflettere sulle sue radici e sul suo cammino. «Il pubblico mi vuole bene: me ne accorgo per strada, dall’affetto con cui mi saluta e si avvicina. Eppure, ormai prossimo ai 73 anni, sto vivendo una fase di amaro disincanto», ha affermato, con una voce che racconta una vita fatta di passione, solitudine e un forte legame con il teatro.



