Le miniere del Lualaba, nel sud della Repubblica Democratica del Congo, rappresentano un’area di lavoro e di sofferenza per migliaia di famiglie. Senza protezione né sicurezza, i minatori e i loro figli vivono in condizioni estreme, dove le pietre sembrano valere più degli esseri umani. La Chiesa locale, attraverso le Pontificie opere missionarie (Pom), cerca di offrire una via di speranza, con iniziative che vanno oltre la semplice assistenza. Il 18 ottobre 2026, in vista della Giornata missionaria mondiale, la presenza missionaria si fa sentire come un’alternativa concreta a un sistema che non rispetta i diritti umani.
Un’alternativa di speranza per le famiglie minatorie
Il convento del Buon Pastore, costruito con fondi delle Pom, è un simbolo di resistenza e di cambiamento. Con un fondo di 38mila dollari, le missionarie hanno potuto ultimare un edificio che rappresenta non solo un luogo di rifugio, ma anche un’opportunità per il futuro. Suor Jane Wainoi Kabui, che ha diretto il convento dopo suor Catherine, spiega che il lavoro non si limita a togliere i bambini dalle miniere, ma punta su formazione, protezione sociale e alternative di reddito. Il programma coinvolge otto comunità minerarie e ha raggiunto quasi 35mila persone, offrendo un’alternativa concreta a un sistema che non si preoccupa della dignità umana.
La Chiesa non si limita a offrire assistenza, ma si impegna a formare e a proteggere. La diocesi di Kolwezi, città di miniere e “distretto del cobalto”, ha un ruolo chiave nel rendere consapevoli le comunità dei propri diritti. Henri Kasongo Mutata, coordinatore della Commissione diocesana per le risorse naturali e l’ambiente, spiega che la Chiesa ha un compito preciso: informare e accompagnare. La collaborazione tra le Pontificie opere missionarie e le comunità locali ha dato vita a un’azione concreta, che si traduce in scuole, formazione e supporto economico.
Un sistema in cui la corruzione è la norma
Nonostante i sforzi delle missionarie e della Chiesa, la realtà delle miniere del Lualaba rimane drammatica. La corruzione e la sottrazione di denaro pubblico per sfruttare le miniere restano la norma. Le milizie Mobondo hanno provocato oltre 170mila sfollati, e le città come Lubumbashi e Kolwezi diventano la “cassaforte” della famiglia presidenziale. L’attivista Nene Iragi, perseguitata per il suo impegno, ha dovuto lasciare il Congo, delusa per l’ignoranza dei potenti.
La Chiesa rimane un’alternativa concreta, nonostante la corruzione e la violenza. La presenza delle Pom nel Lualaba non è solo simbolica, ma ha effetti tangibili. Il convento del Buon Pastore ha generato un indotto di carità, offrendo un’alternativa a un sistema che non si preoccupa della dignità delle persone. La Chiesa, con la sua capacità di ascolto e di accompagnamento, diventa un punto di riferimento per migliaia di famiglie che vivono in condizioni di estrema povertà.
La Giornata missionaria mondiale, in vista del 18 ottobre 2026, rappresenta un momento per riflettere su un sistema che non rispetta i diritti umani. La Chiesa, attraverso le sue opere missionarie, continua a essere un’alternativa concreta, offrendo un’alternativa di speranza a un sistema che non si preoccupa della dignità delle persone. La lotta per la giustizia e per la dignità non è solo un’azione missionaria, ma un impegno concreto per un futuro migliore.



