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Mostra Radici a Teramo: Ligabue, Scipione e Zavattini in mostra

Mostra Radici a Teramo: Ligabue, Scipione e Zavattini esposti in galleria L’Arca fino a gennaio 2027

La mostra Radici – Ligabue/Scipione/Zavattini ha aperto ieri a Teramo, nella galleria L’Arca di largo San Matteo, e resterà visitabile fino a domenica 10 gennaio 2027. L’evento, ideato da Silvia Pegoraro e curato insieme a Marzio Dall’Acqua, presenta opere di tre artisti considerati outsider: Antonio Ligabue, Annunziata Scipione e Cesare Zavattini. La mostra si svolge in un contesto di promozione culturale del territorio, in linea con la candidatura del Gran Sasso a Patrimonio Unesco.

Un triangolo di arte non convenzionale

«Il triangolo che si delinea nell’ambito della mostra Radici, quello tra Antonio Ligabue, Cesare Zavattini e Annunziata Scipione», sottolinea Silvia Pegoraro nel catalogo, «è una combinazione affascinante, che chiama in causa il concetto di un’arte outsider, irregolare, fuori dagli schemi e dai sistemi dell’arte contemporanea». L’evento si colloca all’interno di un progetto più ampio di valorizzazione del territorio teramano, promosso dal presidente del Gal Gran Sasso Laga, Carlo Matone, in collaborazione con le istituzioni locali.

Opere inedite e un filo rosso tra i tre artisti

La mostra presenta oltre cento opere, tra cui diversi inediti. In particolare, cinque opere di Antonio Ligabue sono esposte, tra cui due Autoritratti, V olpe con gallina (1939-52), Vedova nera che assale uccello (1952-1962) e Gatto con topo (1952-62). Anche le opere di Zavattini sono quasi tutte inedite, mentre di Annunziata Scipione è esposta Il gioco dello zecchino (1980). «I tre artisti protagonisti», aggiunge Marzio Dall’Acqua nel volume, «sono uniti da un filo rosso solido e resistente: il sogno che esiste o sia esistita un’arte alternativa a quella ufficiale».

Il rapporto tra i tre artisti non è solo cronologico e personale, ma filosofico. Zavattini, con la sua raffinata cultura e il suo senso critico, è una sorta di cerniera tra Ligabue e Scipione. «Che sia una tigre pronta al balzo o una mietitura sotto il sole abruzzese, ciò che conta è la verità dello sguardo, quell’immediatezza originaria che Zavattini definiva “dialettalità”», sottolinea Silvia Pegoraro. «Non come mancanza di cultura, ma come una forma superiore di onestà intellettuale».

Due sedi e un progetto di cultura e territorio

Le opere sono esposte in due sedi: la galleria L’Arca di Teramo e Palazzo Melatino, sede della Fondazione Tercas, in largo Melatini 17/23. L’evento è parte di un progetto di promozione culturale del territorio, avviato dal Gal Gran Sasso Laga e in collaborazione con le istituzioni locali. La mostra è frutto di un’iniziativa di promozione culturale, che ha visto l’allestimento in estate nei musei Stauròs di Isola e delle Genti del Gran Sasso a Tossicia. Il volume presentato durante l’evento, curato da Silvia Pegoraro e Marzio Dall’Acqua, documenta gli allestimenti e include saggi di esperti del settore. L’evento ha visto la partecipazione di importanti figure locali, tra cui l’assessore alla Cultura Stefania Di Padova, il direttore del Museo delle Genti del Gran Sasso Giuliano Di Gaetano e la collezionista Laura Soprani, che ha messo a disposizione le opere di Zavattini.

  • Mostra Radici a Teramo: Ligabue, Scipione e Zavattini in mostra
  • Opere inedite e un filo rosso tra i tre artisti
  • Due sedi e un progetto di cultura e territorio

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