Anna Carpenter, 24 anni, di Houston, ha guadagnato circa 15mila euro in un mese combinando lavoro come baby sitter notturna e attività sui social. Il lavoro, che le occupa da 9 a 12 ore a notte, da quattro a sette notti a settimana, le ha fruttato circa 8mila euro, mentre i social hanno portato altri 7mila. Nonostante i guadagni, il lavoro non è motivato solo dal denaro: è un modo per aiutare le mamme e i neonati in un momento delicato. La sua scelta di portare avanti questa professione va ben oltre il reddito, e si basa su un forte senso di servizio e benessere.
Un lavoro che si adatta al suo stile di vita
Cresciuta con nove fratelli, Carpenter ha passato l’infanzia in mezzo ai bambini piccoli e ha iniziato a lavorare nell’assistenza all’infanzia fin da giovane. Con il tempo, ha ottenuto le certificazioni di doula e di specialista dell’assistenza ai neonati. Il lavoro di baby sitter notturna si svolge dalle 9 di sera alle 10 del mattino, durante il quale si occupa del bambino, gestisce poppate, cambi del pannolino, prepara i biberon e le parti del tiralatte, conserva il latte materno e sbriga piccoli lavori di casa. I contratti durano di solito dai tre ai quattro mesi, e il lavoro si adatta al suo stile di vita, permettendole di stare accanto alle madri in un momento molto delicato.
Non vive di reddito online, ma ne sfrutta le opportunità. A luglio 2026 ha iniziato a pubblicare contenuti sui social relativi al suo lavoro, spiegando che voleva far conoscere meglio quello che faceva, sia a chi voleva diventare doula o specialista dei neonati, sia ai genitori. «La maggior parte non sa nemmeno che esista un sostegno notturno dopo il parto», spiega. Il suo primo video della serie «Night in My Life» è esploso, arrivando a circa 15 milioni di visualizzazioni su Instagram. A settembre la presenza online è diventata un’attività vera e propria, con guadagni che vanno da 390 euro dalle visualizzazioni su TikTok a 5.200 da quattro collaborazioni con marchi, passando per 300 da consulenze per aspiranti doula e specialiste dei neonati, 700 dalle guide online e 280 da Amazon e altri link di affiliazione.
Un “perché” che va oltre il denaro
Per Carpenter il denaro non è la ragione principale. «Il mio “perché” si divide in due parti», racconta. «La prima: far sapere a più persone che quello che faccio come tata notturna è una vera carriera, e può anche essere sostenibile». La seconda parte è per le mamme e per quelle che lo diventeranno: «Il sostegno nel post parto, in qualsiasi forma, è indispensabile, e le madri hanno diritto a riprendersi con dignità». E se può dare una mano, anche solo a distanza attraverso i video, «quello è il mio “perché”». Con i suoi contenuti, inoltre, vuole far cambiare idea su chi si fa aiutare di notte. Chiedere aiuto non dimostra incapacità: è un modo per proteggere il proprio benessere in una fase faticosa.
Non si sente in colpa per chiedere aiuto. «I genitori che assumono un sostegno nel post parto non valgono meno degli altri», dice. «Non sono pigri né poco coinvolti, e non rovinano il legame con il bambino». Avere qualcuno la notte, anche solo per qualche giorno, significa invece «riposo, guarigione e niente privazione del sonno, che aumenta il rischio di depressione, ansia e psicosi post parto». E riposarsi, conclude, permette di essere più presenti di giorno per il bambino, «invece di reggersi a malapena in piedi».



