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mercoledì 21 Ottobre 2026

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Gruppi Telegram organizzano manifestazioni con richieste di insulto a Maometto

Gruppi Telegram in Italia organizzano proteste con richieste di insulto a Maometto e tensioni tra fazioni.

Le due chat Telegram organizzate da schieramenti politici si preparano a scendere in piazza sabato 24 ottobre nelle principali città italiane. La tensione cresce tra chi intende manifestare in modo pacifico e chi si prepara a reazioni violente, prendendo come bersaglio la sinistra radicale e gli islamici. In un messaggio diffuso all’interno del gruppo, si chiede ai partecipanti di inviare video in cui insultino Allah e Maometto, come prova di fedeltà. Chi fa domande viene additato come «zecca» e espulso dal gruppo.

Prove di fedeltà e tensioni interne

La richiesta di insultare Maometto, spiegata in messaggi e audio, rappresenta una prova di fedeltà per chi intende partecipare alle manifestazioni. Alcuni utenti, come attestato, inviano foto con indosso tute della Nazionale o creano locandine con il motto «non passa lo straniero» usando l’intelligenza artificiale. Altri chiedono consigli su dove acquistare una maglia col tricolore per farsi riconoscere. Una ragazza chiede se possa partecipare anche se è straniera, e la risposta è affermativa, ma con una domanda: «Cosa ne pensi di Allah?».

Un clima di rischio e di divisione

Nel gruppo si trovano sticker con la svastica e collage con insulti razzisti, ma alcuni tentano di stemperare la situazione: «Capisco che la gente sia arrabbiata, ma non cadiamo nel tranello di farci dare dei fascisti». Si fa riferimento al motto «bismillah c’est les ténèbres», originario delle proteste francesi, e a un libro del 2004 intitolato «Ricette per il caos», che descrive metodi per formare gruppi di sabotaggio. Alcuni utenti chiedono se sia rischioso fare queste cose da film di Hollywood, mentre altri si preoccupano di essere confusi con la fazione avversaria.

Per chi intende partecipare alle proteste, è necessario entrare nel gruppo Telegram attraverso un QR code condiviso dall’influencer di destra «Eterno». Al momento dell’accesso, si trovano messaggi che spiegano come entrare in un gruppo secondario, riservato a chi «ha intenzione di difendere Milano dagli islamici e dalla sinistra radicale». La paura degli infiltrati è forte, e i membri del gruppo si preoccupano di essere scoperti. La situazione è in continua evoluzione, con un clima di tensione che si fa sempre più intenso. Mentre alcuni cercano di mantenere un atteggiamento pacifico, altri si preparano a reazioni violente. La protesta, come spiegato in un comunicato, è vista come un momento per «far avanzare la coscienza politica collettiva dei giovani in Italia», con riferimenti a movimenti internazionali come quelli in Marocco, Hong Kong, Tunisia, Cile, Sudan, Algeria e Libano.

La richiesta di insultare Maometto, sebbene non sia una pratica comune, rappresenta un segno di divisione e di rischio. Mentre alcuni cercano di mantenere un dialogo, altri si preparano a reazioni estreme. La situazione rimane in bilico tra protesta e tensione, con un clima di rischio che si fa sempre più evidente. La protesta non è solo un evento, ma un momento di confronto e di rischio. La partecipazione alle manifestazioni, sebbene non sia obbligatoria, richiede una certa coerenza con i valori del gruppo. Chi non rispetta le regole viene espulso, e chi non è in grado di dimostrare la sua fedeltà non è accolto. La situazione è in continua evoluzione, con un clima di tensione che si fa sempre più intenso. La protesta, come spiegato in un comunicato, è vista come un momento per «far avanzare la coscienza politica collettiva dei giovani in Italia», con riferimenti a movimenti internazionali come quelli in Marocco, Hong Kong, Tunisia, Cile, Sudan, Algeria e Libano.

La richiesta di insultare Maometto, sebbene non sia una pratica comune, rappresenta un segno di divisione e di rischio. Mentre alcuni cercano di mantenere un dialogo, altri si preparano a reazioni estreme. La situazione rimane in bilico tra protesta e tensione, con un clima di rischio che si fa sempre più evidente. La protesta non è solo un evento, ma un momento di confronto e di rischio.

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