Le regioni meno sviluppate dell’Unione Europea, tra cui la Campania, la Puglia, la Basilicata, la Calabria, la Sicilia, la Sardegna e il Molise, vedranno garantito un minimo di finanziamenti per il periodo 2028-2034. Secondo la Svimez, il minimo riservato a queste regioni è di circa 27 miliardi di euro, un valore che rimarrà stabilito nonostante le negoziazioni in corso. La proposta originaria della Commissione europea prevedeva un fondo di 78,3 miliardi per l’Italia, con un minimo di 27 miliardi per le regioni meno sviluppate, ma l’allocazione effettiva nel ciclo in corso è di 30 miliardi. Questo dato, pur non essendo omogeneo, indica un livello di garanzia che non sarà interamente modificato nel nuovo quadro finanziario.
Un minimo garantito, ma scelte nazionali decisive
Il minimo per le regioni meno sviluppate non è un valore fermo, ma un limite inferiore che non può essere superato. Lo schema presentato dal governo irlandese conferma che il minimo non può scendere sotto il 90 per cento della dotazione 2021-2027 né superarne il 112,5 per cento. Per l’Italia, questa soglia corrisponde a circa 27 miliardi, in linea con la stima della Svimez. Tuttavia, il resto del fondo dipende dalle scelte nazionali, che dovranno essere definite prima che il regolamento venga chiuso. Il dibattito europeo non ha raggiunto un accordo sul bilancio 2028-2034, ma il presidente António Costa è stato incaricato di proseguire il negoziato per un’intesa entro il 2026.
Il precedente del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) ha dimostrato che una quota territoriale scritta in una norma, come il decreto legge 77/2021, può contribuire a garantire una distribuzione equa delle risorse. Tuttavia, il divario tra Nord e Sud persiste, in parte a causa della composizione degli interventi, che pesano di più sul Mezzogiorno. La centralità della decisione nazionale, se ben gestita, potrebbe migliorare la situazione, ma il rischio di esclusione delle regioni non è ancora superato.
Monitoraggio territoriale e condizioni per il piano italiano
La Svimez ha sottolineato l’importanza di un monitoraggio territoriale articolato, che tenga conto delle assegnazioni, degli impegni, dei pagamenti, delle realizzazioni e dei risultati, regione per regione. Questo approccio, coerente con l’impostazione orientata ai risultati del nuovo sistema, è una condizione essenziale per garantire l’efficacia dei fondi. Inoltre, il piano italiano dovrà includere una quota riservata per legge alle regioni meno sviluppate, superiore al minimo europeo, e un monitoraggio che permetta di misurare i risultati. La Svimez ha chiesto «target regionalizzati» e «risultati misurabili», elementi che potrebbero influenzare la distribuzione delle risorse.
Un’altra condizione cruciale è la relazione pubblica periodica, con dati aperti e l’impegno a correggere gli scostamenti nelle riprogrammazioni. Senza queste condizioni, il minimo garantito rischia di diventare anche il massimo, limitando le opportunità di sviluppo per le regioni meno sviluppate. Il dibattito sul bilancio UE continua, ma il ruolo delle regioni nell’allocazione delle risorse sta assumendo una maggiore importanza, anche se il rischio di centralizzazione rimane.
Il minimo garantito non è un valore fermo, ma un limite inferiore che non può essere superato. Il dibattito europeo non ha raggiunto un accordo sul bilancio 2028-2034, ma il presidente António Costa è stato incaricato di proseguire il negoziato per un’intesa entro il 2026. Il ruolo delle regioni nell’allocazione delle risorse sta assumendo una maggiore importanza. Il dibattito sul bilancio UE continua, ma il rischio di centralizzazione rimane.



