A Khartoum, la capitale del Sudan, 400 bambini della primaria hanno già ripreso a frequentare le lezioni in seguito alla riapertura delle scuole e dell’università gestite dai missionari comboniani. Nonostante la guerra che ha sconvolto il Paese da tre anni e mezzo, l’educazione continua a fare passi avanti, anche se la situazione resta drammatica. Le scuole sono state riabilitate dopo i danni causati dal conflitto, e sono stati installati pannelli solari per garantire un minimo di energia elettrica. Inoltre, centinaia di giovani si stanno iscrivendo ai corsi di Infermieristica del Comboni College, un’azione che risponde alla grave carenza di personale sanitario.
Un progetto internazionale per l’educazione
Il rettore del Comboni College, padre Jorge Naranjo, missionario comboniano spagnolo, è in Italia con otto docenti nell’ambito di un progetto finanziato dal Ministero degli Affari Esteri. Il progetto coinvolge l’Università per Stranieri di Perugia, la Comunità di Sant’Egidio e la Fondazione Nigrizia. L’obiettivo è rafforzare l’istruzione e la sanità in un Paese in cui la guerra ha distrutto infrastrutture e ha causato migliaia di morti. Padre Naranjo ha dichiarato: “Nonostante l’instabilità, la violenza e il conflitto, l’educazione va avanti e i giovani hanno una direzione verso cui guardare”.
Le Rsf, che si trovano a oltre 900 chilometri di distanza dalla capitale, continuano a combattere, concentrando le loro attività nel Darfur e nel Sud Kordofan, dove si trovano risorse come oro e uranio. Gli attacchi con i droni hanno danneggiato le installazioni elettriche, lasciando ospedali e centri sanitari senza corrente. Con tanti pazienti che muoiono perché non ci sono i macchinari necessari per tenerli in vita, ha raccontato padre Naranjo, che ha visto con i propri occhi operazioni chirurgiche eseguite solo con le torce dei cellulari.
Un Paese diviso e un conflitto senza soluzione
Il Sudan è diviso in due: nelle zone controllate dall’esercito si sta riprendendo l’agricoltura, mentre in quelle dove operano i ribelli continuano i saccheggi. Le Rsf, che non hanno la capacità di riconquistare Khartoum, si comportano come gruppi terroristici, per disturbare la popolazione. Sarà difficile per l’esercito controllare un Paese grande come il Sudan, ha osservato padre Naranjo. La guerra, inoltre, ha un impatto enorme sulla sanità e sull’economia, con migliaia di morti e 13 milioni di sfollati. La popolazione, soprattutto quella più povera, sta lentamente tornando a Khartoum, dove si concentrano le attività economiche e sociali. Tuttavia, la classe media e medio-alta, che potrebbe essere il motore dell’economia, non è ancora tornata. “La vita è molto complessa”, ha affermato il missionario, spiegando come l’inflazione e la guerra con l’Iran abbiano portato a un aumento dei prezzi e a una mancanza di reddito.
I missionari comboniani, che per restare nel Paese sono stati costretti a spostare la maggior parte delle loro attività a Port Sudan, sono riusciti a rientrare in città e a riabilitare interi edifici distrutti dalle bombe, dai droni e dai saccheggi delle Rsf. Il Comboni College, con 500 studenti e 45 docenti, sta diventando un punto di riferimento per la formazione in un Paese in crisi. La speranza, però, resta fragile, e la strada verso la pace appare ancora lontana.



