Il teatro Villa Lazzaroni di Roma ospiterà dal 7 al 8 novembre lo spettacolo Anghingò, un lavoro che trasforma giochi di strada, filastrocche e conte in una danza interattiva. L’opera, realizzata da Patrizia Cavola e Ivan Truol con la Compagnia Atacama, si propone come un’interrogazione sulle trasformazioni delle relazioni tra le nuove generazioni nell’era dei dispositivi digitali. L’evento si svolgerà alle ore 19 del 7 novembre e alle ore 17:30 del 8 novembre, senza indicazione di prezzo.
Un patrimonio di gesti e suoni
Il progetto si ispira al libro Amblimblè – Rime e riti dei giochi di strada di Piero Dorfles, e si propone come una riflessione su come il gioco tradizionale, con le sue regole e ritualità, possa ancora essere un mezzo di condivisione e apprendimento. Anghingò non contrappone semplicemente il passato al presente, ma mette in luce il valore dell’incontro fisico e della collaborazione tra persone. La creazione di Cavola e Truol si basa su un patrimonio di gesti, suoni e consuetudini che hanno accompagnato l’infanzia di intere generazioni.
Le conte scandivano l’inizio delle partite, le filastrocche accompagnavano i movimenti e il gruppo diventava il luogo in cui imparare a confrontarsi con gli altri. È questo patrimonio di gesti, suoni e consuetudini a diventare materia coreografica, in una creazione che recupera la memoria dei giochi tradizionali per interrogarne il valore nel presente.
Corpo e voce in movimento
Gioco, rito, ironia e ritmo attraversano la composizione, in cui corpo e voce danzano insieme. Suoni, parole, conte e filastrocche diventano elementi di una partitura che intreccia movimento e oralità. L’esperienza si propone come un ritorno al gioco come forma di creazione di relazioni e costruzione di esperienze comuni. Il lavoro di Patrizia Cavola e Ivan Truol recupera giochi di strada, conte e filastrocche dell’infanzia per interrogare le trasformazioni delle relazioni tra le nuove generazioni nell’era dei dispositivi digitali. In un’infanzia sempre più segnata dalla presenza dei dispositivi digitali, Anghingò riporta al centro il corpo, la voce e la dimensione collettiva del giocare.
La creazione, con la partecipazione di Isabella Campiglia, Francesco Vitale Farris, Iris Morello, Nunzia Prisco e Henry Tanzini, si confronta con le trasformazioni dell’infanzia e con le conseguenze che il progressivo spostamento delle esperienze di gioco verso gli ambienti digitali può avere sulla crescita individuale e collettiva. L’opera si propone come una riflessione sull’importanza del contatto fisico e della condivisione, in un momento in cui il digitale sembra sempre più dominante. Per maggiori informazioni, è possibile contattare la Compagnia Atacama all’indirizzo info@compagniaatacama.it. L’evento è parte di un’offerta culturale che cerca di riconnettere le nuove generazioni con le tradizioni del gioco, attraverso un linguaggio che unisce arte, movimento e oralità.



