Europa Radicale ha lanciato un’Offensiva di pace per superare il fanatismo in Israele e Palestina, proponendo una via alternativa alla guerra e al confronto ideologico. L’organizzazione, presente in territorio israeliano e palestinese, ha sottolineato come il dibattito occidentale sia spesso imprigionato in appartenenze ideologiche, isolando chi cerca di combattere gli estremismi. La proposta nasce in un contesto di tensioni crescenti, con il conflitto tra Israele e l’asse teocratico iraniano che si fa sempre più complesso e geopoliticamente rilevante.
Due popoli, due Stati e lo Stato di diritto
La proposta di Europa Radicale si basa su un’idea chiara: due popoli, due Stati, ma un’unica base per il diritto e la convivenza. L’organizzazione ha sottolineato come Ebrei e Palestinesi condividano una stessa matrice culturale e linguistica, con vocaboli che si riflettono come in uno specchio, come “Shalom” e “Salam”, “Bayit” e “Bayt”, “Dam” e “Dam”. Questa connessione, però, è spesso ignorata o distorta da semplificazioni binarie che alimentano odio e sopraffazione. La pace non può fiorire senza Stato di diritto. In Israele, gli anticorpi democratici della società civile resistono alla deriva illiberale del governo Netanyahu, mentre sul versante palestinese la democrazia resta prigioniera. La scelta del presidente Mahmoud Abbas di rinviare le elezioni, fissandole al 2027 dopo vent’anni di mandato scaduto, confisca la speranza democratica di intere generazioni e consegna le chiavi del consenso al terrorismo di Hamas.
Un presidio per la comunità LGBTI+ a Gerusalemme
A Gerusalemme, città dal clima compresso e saturo di fervore religioso, abbiamo incontrato Amit Peretz della Jerusalem Open House, presidio indispensabile per la comunità LGBTI+. Lì, il Pride non è una sfilata spensierata, ma una trincea di resistenza: la memoria è ancora viva per l’omicidio della sedicenne Shira Banki, accoltellata a morte nel 2015 da un fondamentalista religioso. L’Open House risponde al clima d’odio garantendo prevenzione sanitaria, supporto psicologico e creando spazi protetti per persone transgender.
Nonostante le loro azioni, gli attivisti di Europa Radicale sono rimasti isolati da ampi segmenti della sinistra progressista occidentale, che li boicotta per il solo fatto di operare in Israele. Questo corto circuito morale ha suscitato preoccupazione, soprattutto in contesti come il Pride di Roma, dove la comunità ebraica queer di Keshet ha trovato supporto grazie a gruppi come Certi Diritti. La domanda che Europa Radicale pone alla politica italiana ed europea è chiara: vogliamo concorrere alla risoluzione del conflitto indicando una terza via, o preferiamo continuare a scaricare sulle spalle di questi popoli il tifo cieco delle curve da stadio? La loro Offensiva di pace è a disposizione di tutti, ma richiede un impegno concreto, non solo parole.
La proposta di Europa Radicale si basa su un metodo nonviolento: laicità delle istituzioni, sicurezza inalienabile per Israele, pieno e reciproco riconoscimento. L’organizzazione ha sottolineato come la pace non possa essere costruita con slogan o dichiarazioni, ma con azioni concrete e dialogo. Durante il loro viaggio tra Tel Aviv, Gerusalemme e la Cisgiordania, gli attivisti hanno incontrato realtà che mantengono accesa la fiaccola della convivenza, come Women Wage Peace e il Parents Circle-Families Forum, dove madri e famiglie palestinesi e israeliane si rifiutano di cedere alla vendetta.
La pace non può fiorire nel vuoto dello Stato di diritto. Se in Israele gli anticorpi democratici della società civile resistono alla deriva illiberale del governo Netanyahu, sul versante palestinese la democrazia resta prigioniera. La scelta del presidente Mahmoud Abbas di rinviare ancora le elezioni, fissandole al 2027 dopo vent’anni di mandato scaduto, confisca la speranza democratica di intere generazioni e consegna le chiavi del consenso al terrorismo di Hamas. La nostra proposta resta radicata nel metodo nonviolento: laicità delle istituzioni, sicurezza inalienabile per Israele, pieno e reciproco riconoscimento. Due popoli, due Stati e lo Stato di diritto.



