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Formatori AI in Italia: chi sono e come sceglierli

In Italia, i formatori AI sono esperti e diversificati. Come sceglierne uno adatto alle PMI.

Il 23 ottobre 2026 entra in vigore il decreto legislativo 179/2026, che impone alle imprese l’obbligo di formare i lavoratori sull’uso dell’intelligenza artificiale e sui rischi connessi. Per le PMI, questa richiesta rappresenta un’opportunità e un’incognita: chi è in grado di guidarle nel percorso di adozione e formazione? I dati raccolti da una directory gratuita, FormatoriAI.it, indicano che in Italia esistono 73 formatori specializzati, ma la scelta non è semplice.

Chi sono i formatori AI in Italia

I formatori AI in Italia sono professionisti esperti, con un’esperienza media di 10 anni, che provengono da diversi settori: marketing, consulenza, scuola e informatica. Molti hanno aggiunto l’intelligenza artificiale a un mestiere già esistente, mentre altri si sono specializzati direttamente in questo ambito. La Lombardia è la regione con il maggior numero di formatori, seguita da Emilia-Romagna e Veneto. Il Sud è ben rappresentato, con 5 formatori ciascuna in Puglia, Sicilia e Campania.

Formazione in azienda: un dato rilevante

Per le PMI, la formazione in sede è un fattore chiave. Solo 54 formatori dichiarano di essere disponibili a svolgere corsi direttamente in azienda, non solo online. Questo è un dato rilevante, poiché un corso in sede permette di adattare la formazione ai processi specifici dell’azienda, diversamente da un webinar. La tariffa media varia tra 70 e 150 euro l’ora, con un costo totale per una giornata di otto ore che oscilla tra 500 e 1.200 euro, prima di eventuali finanziamenti. Un formatore tipico indica 17 competenze, e quasi un terzo ne seleziona più di 20. Questo indica una diversificazione elevata nel mercato, ma anche una complessità nella scelta. I formatori si occupano di strumenti come ChatGPT, Claude e Gemini, ma anche di temi normativi, come l’AI Act e la compliance. La trasversalità dell’AI generativa richiede formatori che sappiano usare diversi strumenti e adattarli alle esigenze specifiche delle aziende.

Come scegliere un formatore AI

La scelta del formatore conta più dello strumento. Per una PMI, è fondamentale trovare un professionista che comprenda i processi interni e sappia adattare la formazione in modo pratico e immediato. Un buon formatore parte dai bisogni dell’azienda, non solo dai strumenti. Chiedere un programma scritto, con obiettivi, durata, argomenti e esercitazioni, è un passo essenziale per confrontare le proposte e documentare la formazione svolta. Altro criterio importante è l’esperienza nel settore specifico dell’azienda. Un formatore che ha già lavorato con aziende simili può offrire un valore aggiunto. Inoltre, è importante valutare la pratica e il seguito: corsi teorici non bastano, ma esercizi con documenti veri e verifiche a distanza sono fondamentali. La sicurezza e la conformità alle normative sono altrettanti aspetti da non trascurare, in quanto il decreto richiede una formazione completa sui rischi.

Le PMI non devono necessariamente pagare la formazione. I contributi versati ai fondi interprofessionali, come Fondimpresa, possono finanziare i corsi attraverso il conto formazione o gli avvisi periodici. Alcuni formatori collaborano già con enti accreditati e fondi, e sanno come impostare percorsi finanziabili. Inoltre, esistono iniziative gratuite come lo SME AI Accelerator, lanciato da OpenAI, Confartigianato e Booking.com, che possono aiutare a iniziare il percorso di formazione.

I formatori AI sono disponibili e accessibili, ma la sfida è farli incontrare con le imprese giuste. L’obbligo di legge è un buon motivo per cominciare, ma non il migliore. Il vero rischio per una PMI non è una sanzione, ma l’uso improprio dell’AI o la mancanza di adozione rispetto ai concorrenti. Per questo, la scelta del formatore è cruciale: è una persona che entrerà in azienda, parlerà con il team e dovrà farsi capire anche da chi ha meno dimestichezza con la tecnologia.

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