Iosonouncane ha presentato una playlist ispirata al mare, un tema che lo accompagna fin dall’infanzia. Cresciuto tra Buggerru e Iglesias in Sardegna, il musicista ha scelto brani che riflettono il suo rapporto con l’acqua, un elemento che ha plasmato la sua vita e la sua musica. Tra i brani selezionati, Pink Floyd, Robert Wyatt e altri artisti emergono come punti di riferimento per la sua visione del mare e della memoria.
Il mare come simbolo di vita e di distanza
Il mare è un tema ricorrente nella vita di Iosonouncane, che lo ha visto crescere con un padre pescatore che passava sei giorni su sette al largo delle coste libiche. “Sono cresciuto con il mare davanti”, ha spiegato, “e ora che vivo lontano da casa da 25 anni, ho voluto creare una mappa sonora che tracci i contorni della mia relazione con il mare, soprattutto ora che non fa parte del mio quotidiano.” La playlist, presentata durante un incontro al festival di Internazionale, è un tentativo di esplorare il legame tra musica e ricordi, tra passato e presente.
Il padre, morto a 44 anni, aveva vissuto gran parte della sua vita in mare. Quando rientrava a casa arrivava con due grandi borse. In una c’era la sua parte di pesce, nell’altra i vestiti della settimana. I suoi abiti avevano un odore fortissimo di pesce, di sudore e del gasolio dei motori dei pescherecci. Questo è stato il primo ricordo musicale di Iosonouncane, legato ai Pink Floyd.
La memoria come geografia interiore
Iosonouncane ha espresso un’idea unica sulla memoria: “Probabilmente credo poco alla memoria, ma paradossalmente proprio per questo ci credo tantissimo.” Per lui, la memoria non è una cosa da preservare in forma pura, ma un elemento che si riverbera in ogni età della vita. “Credo che attraverso il lessico ogni essere umano sviluppi una geografia del proprio inconscio che continua a riverberare in qualsiasi età della sua vita, perché fa parte del linguaggio.” Questa visione ha guidato la scelta dei brani, che non sono solo una mappa sonora, ma un’immagine del suo rapporto con il mare e con il tempo.
La playlist non è solo una raccolta di brani, ma un’esperienza sensoriale e emotiva. Ogni canzone è un frammento di una vita legata al mare, una vita che si riflette in ogni nota e in ogni ricordo. “Sono convinto che sarò capace di rispondere dopo l’ultimo brano in scaletta”, ha concluso Iosonouncane, lasciando aperto il futuro di questa esplorazione sonora. Un altro brano significativo è “Sea song” di Robert Wyatt, un album che Iosonouncane ha descritto come “il più grande disco di sempre”. Wyatt, ex batterista dei Soft Machine, ha creato un lavoro in cui il mare è ovunque, ma è un mare senza vita, statico, in cui ci sono delle presenze senza alcun senso di vitalità. “E questa cosa somiglia molto al mio modo di sognare Buggerru”, ha commentato Iosonouncane. Il legame con Venezia, dove Wyatt ha iniziato a scrivere l’album, lo ha ulteriormente connesso a questa visione del mare.
La scelta di “Surf’s up” dei Beach Boys è stata guidata da un’idea simile: “Ho scelto Surf’s up perché per me è la più grande canzone che sia mai stata scritta.” Il brano, che Iosonouncane ha descritto come un’espansione al largo della dissoluzione, riflette il suo modo di sognare Buggerru. “Quando sogno Buggerru lo faccio sempre dalla stessa prospettiva: dal mare guardo verso le montagne, il cielo è grigio, in quel tempo sospeso che c’è prima di un temporale, in cui nulla accade.”



