Luca Ricolfi, sociologo e studioso delle trasformazioni sociali, ha lanciato un monito severo su una crisi di educazione e di leadership che, secondo lui, alimenta la violenza giovanile. “AI ragazzi mancano gli adulti. Hanno rinunciato a educare”, ha sottolineato, mettendo in luce una mancanza di guida e di responsabilità da parte di figure chiave come famiglia, scuola e media. La sua analisi si colloca in un contesto di crescente tensione sociale, con episodi di devastazione e protesta che hanno scosso le città italiane, tra cui Milano, dove gli scontri hanno messo in luce una profonda insoddisfazione giovanile.
La violenza non è solo un disagio
Ricolfi ha respinto l’idea di considerare la violenza giovanile come semplice “disagio”, un termine che, a suo avviso, è diventato una formula pseudoscientifica per non spiegare fenomeni complessi. “Non tirerei fuori la categoria del ‘disagio'”, ha detto, sottolineando che la mancanza di prospettive e la difficoltà a gestire aspettative deluse sono solo una parte del problema. Al cuore del problema, però, c’è una mancanza di adulti in grado di educare, guidare e insegnare ai giovani a prendere responsabilità e a costruire un futuro attraverso lavoro, studio e impegno.
La sinistra è bloccata in schemi del passato, mentre la destra non offre soluzioni efficaci. Il sociologo ha criticato entrambi i lobi politici per le loro risposte insufficienti alla crisi. La sinistra, a suo avviso, è terribilmente sclerotizzata sugli schemi del Sessantotto, che ne limitano la capacità di analisi e di reazione. La destra, invece, non ha offerto soluzioni efficaci, in parte a causa di un sistema penale che non riesce a limitare l’impunità. “Nessun governo è in grado di limitare il dilagare dell’impunità”, ha sottolineato Ricolfi, aggiungendo che la paura non è la vera fonte dell’inquietudine dei cittadini, ma l’incapacità di controllare la violenza.
Un’alternativa a una violenza alimentata dal consumismo
La violenza di oggi, ha spiegato, è alimentata da consumismo e invidia sociale, con un epicentro in città come Milano, dove il lusso è ostentato in modo spudorato. “La lezione che abbiamo dimenticato è che i ‘cattivi maestri’ e i giustificatori di professione forniscono l’acqua in cui i pesci felicemente sguazzano”, ha concluso, mettendo in luce l’importanza di un cambiamento di linea politica e sociale.
Le devastazioni sono un formidabile spot elettorale a favore del governo. Ricolfi ha anche sottolineato come la sinistra, pur avendo un’idea di ricavare un vantaggio elettorale dal sostegno alle “buone ragioni” delle proteste, si basi su un calcolo errato. Le devastazioni, infatti, sono un formidabile spot elettorale a favore del governo, e l’imbarazzo della sinistra – incapace di rinunciare ai “se”, ai “ma” e ai “però” – non fa che rafforzare l’efficacia dello spot. Per cambiare questo stato di cose, ha aggiunto, ci vorranno almeno dieci anni.
Ricolfi ha avanzato proposte concrete per affrontare la crisi: tra cui il reato di associazione a delinquere per le violenze collettive di piazza, il ritorno alla procedibilità di ufficio per diversi reati, regole di ingaggio meno blande per le forze dell’ordine, definanziamento dei centri sociali coinvolti negli scontri e costruzione di nuove carceri moderne. “Ma soprattutto una cosa”, ha aggiunto, “aderire a una grande manifestazione nazionale, indetta da tutti i partiti, contro la violenza di piazza. Una manifestazione che ricordi a tutti che, in democrazia, la violenza non è mai giustificata.”



