Radio Alice, l’emittente bolognese nata il 9 febbraio 1976, segnò un’epoca di ribellione e innovazione nella comunicazione italiana. Nata come voce per chi non aveva mai avuto una parola, l’emittente si distinse per un modello di trasmissione inedito, che rompeva con la rigidità dei due canali di Stato. L’esperienza, durata poco più di un anno, fu interrotta il 12 marzo 1977, quando la polizia fece irruzione nella sede di via del Pratello, mettendo fine a un’esperienza che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della radio italiana.
Un’esperienza di comunicazione alternativa
Radio Alice si basava su un concetto radicale: dare voce a chi non aveva mai avuto una parola. «Chi trasmette a chi?» era il loro slogan, un invito a rovesciare lo schema classico della comunicazione monodirezionale. L’emittente mandava in onda le telefonate di chiunque chiamasse, permettendo a studenti, precari e gruppi extraparlamentari di esprimersi in modo diretto e spontaneo. Questo modello di trasmissione, che si basava sull’interazione tra chi ascoltava e chi parlava, fu un’esperienza unica nel panorama radiofonico italiano.
Un’esperienza che si estese oltre i confini
La rivoluzione di Radio Alice non si limitò ai confini nazionali. Il documentario inedito di François Pain, Radio Alice, racconta l’esperienza dell’emittente e il suo impatto internazionale. L’esperienza di Bologna, con i suoi redattori in esilio a Parigi, portò a contatti con filosofi e intellettuali francesi, tra cui Felix Guattari, che si interessarono al movimento e alla sua visione di comunicazione alternativa. L’esperienza di Alice fu un catalizzatore per l’espansione delle radio libere in Francia, come Radio Tomate, animata da Guattari stesso.
La figura di Franco Berardi, detto “Bifo”, fu cruciale per la nascita e l’evoluzione di Radio Alice. Cofondatore dell’emittente e leader del movimento bolognese, Berardi fu anche protagonista di episodi clamorosi, come l’imitazione di Giulio Andreotti in diretta radiofonica. L’esperienza di Alice, però, fu interrotta da un’azione di repressione: il 12 marzo 1977, dopo due giorni di scontri seguiti all’uccisione di Francesco Lorusso, la polizia entrò nella sede e arrestò i redattori. La repressione fu totale, ma l’esperienza di Alice aveva già lasciato un segno indelebile. La storia di Radio Alice, raccontata nel documentario presentato al festival Archivio Aperto, è un ricordo di un’epoca in cui la comunicazione era un mezzo di resistenza e di libertà. L’esperienza di Alice fu un’esperienza di eterogenesi dei fini, che aprì la strada a nuove forme di comunicazione, ma anche a una privatizzazione dei media. L’esperienza di Alice fu un’esperienza di resistenza, ma anche di innovazione, che ha lasciato un’eredità duratura nella storia della comunicazione italiana.



