Valentino Rossi ha ripercorso con emozione la drammatica scomparsa di Marco Simoncelli, avvenuta il 23 ottobre 2011 a Sepang, nel corso dell’autobiografia “Valentino Rossi, La mia storia”, in uscita il 10 novembre 2026. Il pilota ha espresso un profondo senso di colpa e un peso sul cuore, rievocando i momenti più dolorosi della sua carriera e della storia del motociclismo. Rossi ha sottolineato come la tragedia lo abbia tormentato per anni, con domande che lo hanno accompagnato giorno dopo giorno.
Un rapporto fraterno e un’amicizia sincera
Valentino Rossi ha ricordato come Marco Simoncelli fosse per lui “come un fratello minore”, un rapporto nato diversi anni prima che prendesse forma il progetto dell’Academy. Il pilota ha descritto Simoncelli come un ragazzo alto, esuberante e simpatico, ribattezzato amichevolmente “Pippo” per la sua fisicità e la sua natura affabili. Quando Simoncelli chiese di allenarsi insieme a Rossi nel 2006-2007, il “Sic” lo accolse senza alcun problema di rivalità, considerandolo un fratello a cui dare una guida, legato da una genuina amicizia romagnola e dalla stessa passione per i motori. La tragedia di Sepang ha lasciato un segno indelebile nel cuore di Rossi. Il pilota ha raccontato come, nel momento del dramma, la mente di un pilota cancelli istantaneamente il collega scivolato dall’equazione della gara. Questa volta, però, la traiettoria della Honda era anomala: la moto di Marco rientrava improvvisamente verso il centro della pista.
Il dramma di Sepang e l’impatto in pista
Nel racconto di Rossi, il dramma di Sepang si svolge in un momento cruciale del Gran Premio di Malesia. Dopo un avvio concitato e un duello con Bautista, Simoncelli perde l’aderenza dell’anteriore alla curva dieci. In situazioni analoghe, spiega Rossi, la mente di un pilota cancella istantaneamente il collega scivolato dall’equazione della gara. Questa volta, però, la traiettoria della Honda è anomala: la moto di Marco rientra improvvisamente verso il centro della pista. In un’ulteriore frazione di secondo, l’ombra indistinta al centro del tracciato si trasforma nella sagoma della moto del Sic. L’impatto con Colin Edwards e con la Ducati di Valentino diventa inevitabile.
Rientrato ai box senza aver compreso appieno la gravità dell’accaduto, la drammatica realtà gli si palesa davanti agli occhi quando Uccio gli comunica che a Marco si è sfilato il casco nell’urto. Poi, il silenzio irreale del paddock e la consapevolezza del padre Paolo, arrivato subito sul luogo dell’incidente.
Valentino Rossi ha portato con sé domande che lo hanno tormentato per anni. Nei giorni e nelle settimane successive alla tragedia, Rossi ha rivelato di essere stato tormentato da una spirale di interrogativi e dubbi atroci: “Cominci a porti un sacco di domande, a sentirti in colpa. Cosa avrei potuto fare? Avrei potuto capire cosa stava per accadere? Spostarmi più a destra, evitare l’impatto?” Nonostante il profondo strazio condiviso con la famiglia di Simoncelli nei giorni della veglia funebre, Valentino ha scartato l’idea di un eventuale ritiro dalle corse. Il rischio, per quanto tragico, faceva parte di quell’amore per la velocità che lui e Marco avevano sempre condiviso.



