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sabato 19 Settembre 2026

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Lavoro e scuola

Il sostegno non è una scorciatoia, ma una scelta di responsabilità

L’insegnamento di sostegno non è una scorciatoia, ma una scelta di responsabilità per garantire l’inclusione.

Il sostegno non è una scorciatoia, ma una scelta di responsabilità. È questa la sostanza del dibattito che ha scatenato polemiche e riflessioni su come la scuola italiana gestisce l’inclusione. L’affermazione “preferisco morire precario piuttosto che la scorciatoia del sostegno” ha suscitato reazioni forti, ma non è solo una questione di carriera o di precariato. È un tema che tocca la professionalità, la formazione e il rispetto del diritto allo studio degli alunni con disabilità.

Una professione, non un incarico

Esiste una sola professione: quella del docente. Nella scuola italiana, un docente può essere incaricato su posto di sostegno, su posto comune (disciplinare) o su potenziamento. Questo significa che non si tratta di un ruolo secondario o di una scorciatoia, ma di una scelta professionale che richiede competenze specifiche. La normativa vigente prevede che chi ha i requisiti per l’insegnamento possa conseguire una specializzazione per il sostegno didattico, un percorso formativo che arricchisce le competenze del docente.

La responsabilità del docente

Un docente, che sia curricolare o specializzato, ha il dovere contrattuale di garantire gli apprendimenti a tutti gli alunni della classe, inclusi quelli con disabilità. Non può pensare di delegare l’incarico a chi non è preparato. L’alunno con disabilità è alunno di tutti i docenti assegnati alla classe, e quindi non dovrebbe entrare in classe personale privo delle competenze necessarie. Questo è un punto cruciale: la professionalità non si limita al ruolo, ma si estende al rispetto del diritto di tutti gli alunni. La scarsa consapevolezza di alcuni docenti su questi compiti ha portato a situazioni in cui si lavora con alunni con disabilità senza formazione specifica. Questo non è un problema di scelta personale, ma di sistema. La scuola italiana, pur avendo adottato la bandiera dell’inclusione, segue itinerari abbandonati: classi differenziali, riduzioni di orario, apprendimenti non garantiti, microespulsioni. Questi errori non sono solo una conseguenza delle scelte individuali, ma di politiche educative che non hanno ancora realizzato l’inclusione totale.

Un sistema da rivedere

Va rivisto l’impianto di una scuola che parla di inclusione ma non la pratica. Per garantire l’accesso a tutti gli alunni, è necessario un piano di formazione per i docenti, che includa competenze specifiche per lavorare con alunni con disabilità. Non si tratta solo di specializzazioni, ma di una cultura del rispetto e della responsabilità. I docenti devono essere preparati per il loro lavoro, consapevoli del loro contratto e della responsabilità che hanno nei confronti di tutti gli alunni. Il sostegno non è una scorciatoia, ma una scelta di responsabilità. Chi decide di diventare docente lo fa per attitudine, interesse e propensione. Non si tratta di una furbata, ma di una scelta professionale che richiede competenze e impegno. La scuola deve garantire a tutti gli alunni gli apprendimenti previsti, e questo non può essere delegato a chi non è preparato. L’inclusione non è un’opzione, ma un diritto che deve essere garantito a tutti, senza distinzioni.

  • Esiste una sola professione: quella del docente.
  • La normativa prevede la specializzazione per il sostegno didattico.
  • La responsabilità del docente include l’inclusione di tutti gli alunni.

La scuola italiana deve rivedere i propri itinerari e garantire una formazione adeguata a tutti i docenti. Solo in questo modo si potrà realizzare l’inclusione totale e rispettare il diritto allo studio di tutti gli alunni, compresi quelli con disabilità.

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