La proposta di tetto agli stranieri in classe, annunciata da Giorgia Meloni e Giuseppe Valditara, è stata smentita da Stefano Versari, ex capo dipartimento del ministero dell’Istruzione. Secondo l’esperto, l’iniziativa non è tecnicamente realizzabile e non rispetta i principi fondamentali del sistema educativo italiano. Versari, ex numero uno dell’ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna e ex capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, ha spiegato che la scuola non può modificare gli stradari con cui gli enti locali regolano le iscrizioni nel primo ciclo di istruzione. Non può neppure respingere i minori stranieri con cittadinanza non italiana (Cni), ma deve attivare tutte le condizioni per assicurare il migliore inserimento scolastico possibile.
Diritto allo studio per tutti
Secondo Versari, il diritto allo studio è un diritto universale, al di là della cittadinanza. “Un preside non può rifiutare un iscritto straniero”, ha sottolineato. La scuola svolge un servizio pubblico essenziale, come gli ospedali, e tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all’istruzione, indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno. L’esperto ha anche ricordato che lo Stato non può violare l’autonomia degli enti locali, che gestiscono le iscrizioni e la distribuzione degli studenti.
La concentrazione di studenti con Cni nelle istituzioni scolastiche è determinata da diversi fattori, tra cui le procedure di presa in carico adottate dai Comuni e dalle Prefetture. Versari ha spiegato che i flussi migratori tendono a seguire percorsi canalizzati per etnie, creando aree residenziali in cui sono concentrate popolazioni immigrate. “Spesso sono loro a garantire la formazione delle classi”, ha sottolineato. L’esperto ha anche sottolineato che la scuola ha strumenti per agire: per gli alunni stranieri il problema non è quello di costruire una sorta di nuova didattica speciale, quanto piuttosto quello di ripensare la didattica ordinaria, cioè per ogni studente, nel quotidiano di questo tempo.
Integrazione e didattica ordinaria
Per l’ex capo dipartimento, la via d’uscita non è quella identificata da Meloni, ma piuttosto un ripensamento della didattica ordinaria, che possia garantire un’efficace integrazione scolastica. “Da una parte ci sono i cosiddetti neo arrivati e coloro che, non essendo nati in Italia, necessitano in generale di ampi interventi formativi, dal punto di vista linguistico e culturale”, ha spiegato Versari. Al contrario, chi è nato in Italia e frequenta con continuità la scuola possiede le competenze linguistiche e culturali necessarie per un regolare percorso formativo. Questi studenti richiedono piuttosto uno sforzo di integrazione sociale, cui la scuola può offrire un importante contributo.
Secondo Versari, la scuola non può modificare le regole sulle iscrizioni, né può respingere i minori stranieri. Al contrario, deve attivare tutte le condizioni per assicurare il migliore inserimento scolastico possibile. “Il problema è proprio quello delle regole sulle iscrizioni”, ha sottolineato. Nelle città, chi risiede in una zona non può andare ad iscriversi in un plesso lontano da dove abita. Versari ha anche spiegato che la concentrazione di studenti con Cni nelle istituzioni scolastiche è determinata da numerosi fattori, spesso concomitanti fra loro. Incidono le procedure di presa in carico adottate dalle diverse istituzioni aventi titolo; fra queste i Comuni e le Prefetture.
La via d’uscita per l’ex capo dipartimento è un’altra. Non certo quella identificata da Meloni: “La scuola ha strumenti per agire: per gli alunni stranieri il problema non è quello di costruire una sorta di nuova didattica speciale, quanto piuttosto quello di ripensare la didattica ordinaria, cioè per ogni studente, nel quotidiano di questo tempo”, ha sottolineato Versari. La scuola non può modificare gli stradari con cui gli enti locali regolano le iscrizioni. Non può neppure respingere i minori stranieri con cittadinanza non italiana.



