Da Belloluogo alla Villa comunale, passando per il Galateo, il campo sportivo Montefusco e il Parco Simone Renda, il viaggio a Lecce mette in fila rifiuti, strutture deteriorate, giochi fuori uso, vandalismi e cattivi odori. Nei parchi ci sono famiglie, bambini, cittadini, turisti. Cinque luoghi, poche ore, una lunga sequenza di immagini che lasciano poco spazio all’indifferenza. Bisogna guardare sotto le panchine. Tra la vegetazione fa capolino anche una sedia a rotelle ormai dismessa, abbandonata come un qualsiasi altro rifiuto. Il verde della città, visto da vicino, cambia volto.
Un quadro di degrado in spazi pubblici frequentati
Il viaggio inizia da Belloluogo, dove le panchine sono utilizzate come giacigli da alcune persone senza dimora. A pochi metri ci sono le giostre dismesse, tra cui anche quella pensata per i bambini con disabilità, ormai fuori uso. Poi basta spostare lo sguardo verso gli angoli del parco per incontrare bottiglie di vetro, carta e plastica abbandonate. Bottiglie di plastica riversate sul terreno, mentre i cassonetti traboccano di immondizia e intorno ronzano le mosche. Rifiuti lasciati ai margini dei percorsi, infilati dove la vegetazione può nasconderli. Anche i cestini della spazzatura portano i segni dell’inciviltà, ricoperti di graffiti.
La presenza di famiglie e bambini in spazi in degrado è un dato inquietante.
La seconda tappa è il Parco Galateo, dove il degrado non si presenta subito. Bisogna guardare sotto le panchine. Ed è proprio lì che compaiono i rifiuti. Cartacce sul terreno, oggetti abbandonati, tracce di una disattenzione che finisce per diventare parte del paesaggio. Basta abbassare lo sguardo per capire che la pulizia non è soltanto una questione di ciò che si vede a prima vista. Il viaggio continua con destinazione Campo sportivo “Luigi Montefusco”, dove non servono rifiuti per raccontare il problema: parlano le attrezzature pubbliche destinate all’attività fisica. Alcune sono arrugginite, altre rotte. Quello che dovrebbe essere uno spazio per fare sport mostra invece strutture deteriorate, lasciate a consumarsi sotto gli occhi di chi dovrebbe poterle utilizzare.
Un’immagine di spazi pubblici in condizioni critiche
La Villa comunale, nel pieno centro della città, rappresenta un cambio di registro. Sono le 12.30 e dopo un po’ ci si imbatte nella carcassa di un piccione morto. Non in un angolo nascosto, ma in uno spazio frequentato dalle famiglie. A pochi passi dai resti del volatile, i bambini giocano sotto lo sguardo apprensivo delle mamme. «Fate attenzione. Non toccate niente che è tutto sporco»: è il richiamo che arriva da una madre mentre i suoi bambini giocano a pochi metri. Poco distante, vicino ai muri, arriva un altro colpo allo stomaco: un odore nauseabondo di urina. E quando lo sguardo si sposta verso la vegetazione, compaiono altri rifiuti nascosti tra le piante. Tra la vegetazione fa capolino anche una sedia a rotelle ormai dismessa, abbandonata come un qualsiasi altro rifiuto.
La presenza di bambini in spazi in degrado solleva domande difficili da ignorare.
Ma non è finita. A terra giace una bicicletta ridotta a un relitto: il telaio spezzato, una ruota mancante. Nelle aiuole, invece, affiorano frammenti di vetro provenienti da bottiglie, disseminati tra il verde. Immagini che stridono ancora di più con la presenza, a pochi metri, di bambini intenti a giocare. E poco dopo la voce di un’altra madre che si alza: «Attento al vetro, non mettere le mani per terra». È difficile non chiedersi come sia possibile che uno spazio frequentato quotidianamente da bambini possa presentarsi in certe condizioni.
Il viaggio si conclude al Parco Simone Renda, dove il terreno è costellato di mozziconi. In alcuni punti sono così numerosi da formare veri e propri tappeti di cicche. Non una distrazione occasionale, ma una distesa di piccoli rifiuti che racconta un’abitudine. E anche la targa dedicata a Renda porta i segni dell’inciviltà: è stata danneggiata. Cinque luoghi, poche ore, una lunga sequenza di immagini che lasciano poco spazio all’indifferenza. Il viaggio è cominciato tra le panchine utilizzate come giacigli e i rifiuti di Belloluogo ed è finito sotto un tappeto di mozziconi. Nel mezzo, attrezzature arrugginite, cartacce, cattivi odori, una carcassa di piccione davanti ai bambini, una bicicletta ridotta a un relitto e una sedia a rotelle abbandonata nella vegetazione.



