Esplodono le proteste al Sud nel mondo produttivo e degli autotrasportatori, schiacciati dal caro carburante e da condizioni economiche sempre più proibitive per gli agricoltori. Fabio Ciconte, direttore di Terra!, ha sottolineato che il sistema attuale non permette ai produttori di ricevere un prezzo adeguato, e che la grande distribuzione organizzata non può scaricare i costi sui produttori. Le famiglie riducono i consumi alimentari per l’aggravio di costi, mentre gli agricoltori chiudono le aziende. Il tema è la necessità di cambiare un modello di produzione che non sta in piedi.
Un sistema che non remunera i produttori
Da cinque anni, fare la spesa costa il 30% in più, ma questo aumento non si scarica sugli agricoltori. Gli agricoltori non vengono pagati abbastanza per i loro prodotti, e i costi di produzione aumentano a causa dell’energia, dei fitofarmaci e del carburante. Il grano, la frutta e il latte sono alcuni dei settori più colpiti. Melinda, un consorzio di agricoltori con ettari limitati, rappresenta una realtà organizzata che cerca di trovare soluzioni. La Gdo, però, non sembra rispondere alle esigenze dei produttori, e i prezzi continuano a salire senza che i costi siano compensati.
La filiera alimentare è in crisi, e il problema non è solo economico, ma strutturale. L’agricoltura non decide il prezzo di vendita, e questo crea un paradosso: si paga il cibo sempre di più, ma i produttori non ricevono un prezzo adeguato. Il sistema attuale si basa su un modello che privilegia le grandi imprese, e i piccoli agricoltori non riescono a competere. L’80% dei fondi della Politica agricola comunitaria va al 20% delle grandi aziende, e i medi e piccoli agricoltori non possono migliorare la loro condizione.
Un modello che va cambiato
Con l’alleanza TerraComune, composta da associazioni ambientaliste e agricole, sono state presentate 90 proposte per un modello diverso. L’obiettivo è far tornare il cibo al centro del dibattito pubblico, e garantire un prezzo giusto per i produttori. La crisi agricola è un segnale di allarme: il 30% delle aziende agricole ha chiuso negli ultimi dieci anni, e il modello attuale non è sostenibile. Gli agricoltori chiedono un sistema che permetta di produrre in modo sostenibile, ma anche di sopravvivere economicamente.
Le proteste al Sud sono un segno di una situazione drammatica, in cui i produttori si trovano a dover affrontare costi sempre più elevati senza ricevere un prezzo adeguato. La soluzione non può essere solo un aumento di fondi, ma un cambiamento di sistema che valorizzi i piccoli agricoltori e rispetti le esigenze dei consumatori. Il tema è chiave: il prezzo di un prodotto deve essere stabilito dal produttore, e non da intermediari che non remunerano adeguatamente. La strada per un futuro diverso passa attraverso un modello agricolo più giusto e sostenibile.



