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mercoledì 16 Settembre 2026

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Economia

Il grano sardo come chiave per la rinascita della cerealicoltura sarda

Sardo e filiera del grano: un patto per salvare l’oro biondo dell’Isola


Il grano sardo, simbolo dell’identità agricola dell’Isola, sta diventando il fulcro di un accordo strategico per salvaguardare la sua produzione e valorizzarla economicamente. L’incontro a Nuraminis, organizzato dall’Ex Monte Granatico, ha visto la firma del “Patto di Nuraminis per la filiera sarda del grano duro, del pane carasau e del pistoccu”, un documento che rappresenta un passo decisivo per invertire una tendenza drammatica. Le superfici coltivate sono calate del 70% negli ultimi vent’anni, passando da oltre 78 mila ettari a poco più di 23.600 ettari, ma la qualità del grano sardo rimane al top, con un tenore proteico e glutinico di prim’ordine e rese per ettaro cresciute del 25,7%. Il documento, firmato da Coldiretti Sardegna e rappresentanti del settore, è visto come un’assunzione di responsabilità per salvaguardare il valore del grano sardo.

Un patto per il futuro della filiera

Il patto, che coinvolge l’intera filiera, da chi coltiva i campi fino ai molini, all’industria di trasformazione e alle istituzioni, mira a creare un circuito chiuso che permetta di mantenere la ricchezza sul territorio. L’obiettivo è garantire che il grano sardo non venga sostituito da farine d’importazione, preservando la sua esclusività. La qualità da sola non basta se non diventa valore economico per gli agricoltori, sottolinea Luca Saba, direttore regionale dell’associazione. L’obiettivo è anche quello di far sì che il carasau, prodotto identitario per eccellenza, diventi il motore della rinascita della cerealicoltura sarda.

All’incontro hanno partecipato figure chiave del settore, tra cui il ricercatore Marco Dettori, il presidente dell’Accademia Sarda del Lievito Madre Antonio Farris, il presidente di Confindustria Sardegna Alberto Cellino e l’assessore regionale dell’Agricoltura Francesco Agus, insieme a numerosi sindaci della Trexenta e del Campidano e agli operatori del settore. L’obiettivo è garantire che il grano coltivato nei nostri campi non venga sostituito lungo il tragitto da farine d’importazione, creando un circuito chiuso che lasci la ricchezza sul territorio.

Un impegno concreto per la tutela del prodotto

Il punto centrale del patto riguarda la tutela e la certificazione del prodotto tipico. Che si arrivi a una Dop o si chiuda l’iter per l’Igp, la platea di Nuraminis ha espresso una condizione imprescindibile: l’obbligo dell’utilizzo esclusivo di grano duro coltivato in Sardegna. Solo grano sardo per il carasau, ha sottolineato Battista Cualbu, presidente di Coldiretti Sardegna. L’obiettivo è garantire che il prodotto mantenga la sua specificità e valore. L’incontro ha visto la partecipazione di figure chiave, come il ricercatore Marco Dettori, il presidente dell’Accademia Sarda del Lievito Madre Antonio Farris, il presidente di Confindustria Sardegna Alberto Cellino e l’assessore regionale dell’Agricoltura Francesco Agus, insieme a numerosi sindaci e operatori del settore.

La battaglia per il grano sardo non è solo una questione di qualità, ma anche di economia e identità. Il patto di Nuraminis rappresenta un impegno concreto per salvaguardare un prodotto che, nonostante la riduzione delle superfici coltivate, rimane un simbolo di eccellenza. La sfida è quella di trasformare il grano sardo in un volano per la rinascita della cerealicoltura sarda, garantendo che il valore del prodotto resti nel territorio e non venga sottratto da circuiti esterni.

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