Israele ha reagito con durezza al documentario “Naza”, vincitore del Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, accusando i registi Yuval Abraham e Rachel Szorè di tradire il Paese e di diffamare i soldati. Il film, che raccoglie le testimonianze di 24 israeliani tra cui ufficiali dell’intelligence e soldati, ha suscitato polemiche e minacce da parte di due ministri del governo di Benjamin Netanyahu. Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha definito i registi “una vergogna” e ha minacciato di denunciarli per “danno collaterale” al popolo israeliano, mentre il ministro della Cultura Miki Zohar ha espresso l’intenzione di chiedere la revoca della cittadinanza israeliana a entrambi.
Un film che racconta la guerra da dentro
Realizzato in tre anni e girato in segreto, “Naza” ricostruisce le operazioni militari viste dall’interno, attraverso le testimonianze di chi ha partecipato alle missioni. Il documentario ha suscitato un forte interesse durante la sua proiezione nella Sala Grande del Palazzo del Cinema a Venezia, dove il pubblico ha tributato un applauso di circa 25 minuti. Sul palco, il regista Yuval Abraham ha espresso la sua difficoltà a trovarsi lì mentre in Israele il film veniva già contestato. Onestamente, non è facile stare qui.
Ministri attaccano i registi per “tradimento” e “danno”
Ben Gvir, su X, ha rivolto un messaggio diretto ai registi, definendoli “una vergogna” e “un disonore per l’intero popolo d’Israele”. Ha accusato i registi di danneggiare il Paese e di favorire i nemici di Hamas. Sono sicuro che i vostri amici, i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte! Miki Zohar, invece, ha definito il film “vile” e ha sostenuto che costituisca un “tradimento dello Stato”. Il ministro ha anche collegato la vicenda alla riforma dei finanziamenti al cinema israeliano, promossa da lui stesso, per evitare che i cittadini paghino i danni arrecati alle Forze di Difesa.
La reazione dei ministri ha suscitato dibattiti su come il cinema possa essere utilizzato come strumento di propaganda o di critica. Mentre il film è stato accolto con entusiasmo a Venezia, in Israele si assiste a una polarizzazione crescente tra chi sostiene la libertà di espressione e chi ritiene che il documentario possa danneggiare l’immagine del Paese. La vicenda di “Naza” si inserisce in un contesto di tensioni crescenti tra la società civile e i rappresentanti del potere politico, con il cinema che diventa un campo di battaglia.
La pellicola, pur essendo stata inserita in concorso a Venezia in extremis, ha riscosso un’accoglienza particolarmente forte, dimostrando che il tema della guerra di Gaza continua a suscitare interesse e dibattito a livello internazionale. Mentre i registi cercano di difendere la loro opera, il dibattito si sposta su come il cinema possa essere utilizzato per raccontare la realtà senza essere attaccato da chi non ha visto il film.



