Un studente bocciato agli esami di recupero ha ottenuto il diritto di accedere ai compiti dei compagni per verificare l’uniformità dei criteri di valutazione, come stabilito da un tribunale amministrativo. La vicenda, riguardante un liceo scientifico siciliano, ha visto il ragazzo di quarta superiore impugnare la decisione di non essere promosso, avanzando una richiesta di accesso alle prove degli altri studenti. La scuola aveva inizialmente rifiutato la richiesta, basandosi su motivi di privacy, ma il Tar ha stabilito che il diritto di accesso non era limitato all’esito del giudizio principale.
Diritto di accesso ai documenti
Secondo la sentenza del Tar della Sicilia, il ragazzo aveva il diritto di accedere ai compiti dei compagni, in quanto la legittimazione alla visione degli atti non era collegata all’esito del giudizio principale. Un documento, quindi, non può essere giudicato come utile o no per un cittadino dalla Pubblica Amministrazione. La scuola aveva sottolineato la mancanza di dati sensibili nei compiti e l’età dei soggetti coinvolti, ma i giudici hanno ritenuto che la volontà di garantire l’anonimato non fosse un motivo sufficiente per negare l’accesso.
La privacy non è un motivo sufficiente per negare l’accesso. La scuola aveva rifiutato la richiesta, sottolineando la necessità di tutelare la privacy dei minori coinvolti. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che l’età dei soggetti andava valutata in base al momento della richiesta, non al momento del test. Anche se al momento del test i ragazzi erano minorenni, quando l’alunno ha fatto domanda di visionare gli elaborati, erano maggiorenni o stavano per compiere 18 anni. La sentenza ha quindi obbligato il liceo a mostrare i test richiesti, oscurando i dati identificativi dei ragazzi coinvolti, entro 30 giorni.
La vicenda inizia con un esame di recupero
La vicenda, raccontata dal sito Tecnica della Scuola, inizia alla fine dell’anno scolastico 2024-2025, quando uno studente di quarta superiore è stato rimandato a settembre viste le insufficienze in italiano e latino. Dopo essersi sottoposto alla prova, i docenti hanno confermato la bocciatura, non ammettendo il ragazzo alla classe successiva. Lo studente, però, non ha accettato la decisione, avviando la richiesta di accedere agli esami dei suoi compagni di classe e alle griglie di valutazione. Il procedimento legale è stato avviato ai sensi della Legge 241/1990.
La comparazione tra compiti è uno strumento per garantire equità. La sentenza del Tar ha annullato il provvedimento di rifiuto presentato precedentemente dalla scuola e ha condannato la pubblica amministrazione a pagare mille euro di spese di giudizio al ricorrente. La decisione ha stabilito che la comparazione tra i compiti fosse uno strumento fondamentale per accertare che i criteri di valutazione fossero uguali per tutti. La vicenda ha quindi aperto un dibattito su come garantire la trasparenza e l’equità nella valutazione scolastica, senza compromettere la privacy dei minori.
La sentenza ha anche sottolineato che i dati personali non erano sensibili, e che l’età dei ragazzi andava valutata in base al momento della richiesta. La scuola aveva sottolineato la mancanza di automatismi correttivi oggettivi, ma i giudici hanno ritenuto che non fosse un motivo sufficiente per negare l’accesso. La decisione ha quindi stabilito che la trasparenza nella valutazione è un diritto fondamentale per gli studenti, che non può essere limitata solo all’esito del giudizio principale.



