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mercoledì 16 Settembre 2026

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Esteri

Il conflitto in Yemen si complica per gli USA e i loro alleati

Il conflitto in Yemen coinvolge Usa e alleati, con Houthi e Iran che dominano strategie chiave.

Il conflitto in Yemen si complica ulteriormente, coinvolgendo non solo le parti locali ma anche gli Stati Uniti e i loro alleati. La situazione, che si è intensificata nella seconda settimana di settembre, ha visto gli Houthi lanciare attacchi sia nel Paese che contro infrastrutture petrolifere in Arabia Saudita. Questi colpi hanno messo in evidenza una crescente instabilità, con il controllo del porto di Mokha e dell’isola di Perim, che permettono ai miliziani di dominare lo stretto di Bab el-Mandeb, un punto strategico per il trasporto del petrolio saudita. L’Iran, che controlla il canale di Hormuz, ha rafforzato il suo legame con i Houthi, creando un equilibrio di potere che mette a rischio la sicurezza regionale.

Un equilibrio fragile tra potenze regionali

La guerra civile in Yemen, che ha causato oltre 377 mila morti, è diventata un campo di battaglia tra il governo yemenita, sostenuto dall’Arabia Saudita, e i Houthi, alleati dell’Iran. Quest’ultimo, con la sua influenza religiosa e politica, ha rafforzato il controllo dei miliziani su territori chiave, come il porto di Mokha. L’Iran, attraverso il sostegno ai Houthi, ha trasformato il canale di Hormuz in un’arma strategica, bloccando il traffico delle petroliere dei Paesi ostili. Questo ha reso il conflitto non solo locale, ma un problema di sicurezza globale, con implicazioni per il mercato del petrolio e per la stabilità del Medio Oriente.

La scelta degli Stati Uniti di non combattere più ha avuto conseguenze dirette. Dopo aver cercato di mettere fine al conflitto con una tregua nel 2025, gli USA hanno deciso di non intervenire, lasciando la situazione come era. Questa scelta, pur intesa come una strategia di distacco, ha spiazzato gli alleati, tra cui l’Arabia Saudita e l’Unione europea, che mantengono missioni militari per proteggere le navi da attacchi Houthi. La mancanza di intervento americano ha lasciato un vuoto di leadership, che i nemici hanno sfruttato per intensificare i loro attacchi.

Un equilibrio che si rompe

Pochi giorni dopo, l’Iran ha trasportato una delegazione di Houthi a Sana’a, rompendo il fragile equilibrio che aveva regolato il conflitto dal 2022. Questo ha portato a un immediato bombardamento saudita su Sana’a, con conseguenze devastanti per la popolazione civile. La guerra, che sembrava essere in una fase di stallo, si è trasformata in una crisi di sicurezza globale, con implicazioni per l’intero Medio Oriente.

Il presidente Trump, che aveva cercato di presentarsi come un leader in grado di risolvere conflitti, ha visto il suo controllo sul conflitto in Yemen ridursi. La sua scelta di non intervenire ha avuto conseguenze dirette, con un aumento dei rischi per gli alleati e un calo della sua credibilità. La situazione, che si fa sempre più complessa, mette in luce i limiti della politica estera americana e la crescente influenza dell’Iran nel Medio Oriente. La mancanza di intervento USA ha spiazzato gli alleati. La scelta di non combattere ha lasciato un vuoto di leadership, sfruttato dai nemici per intensificare i loro attacchi. La situazione si complica con il controllo del porto di Mokha. Questo ha reso il conflitto non solo locale, ma un problema di sicurezza globale.

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