Il governo italiano ha annunciato l’approvazione di un decreto ad hoc per l’ex Ilva, con l’obiettivo di mettere in cassa integrazione straordinaria altri 5mila lavoratori diretti, in aggiunta ai 4.500 già autorizzati, di cui 3.800 a Taranto. L’intervento, che include anche una cassa in deroga per l’indotto, mira a fermare i licenziamenti e a garantire la copertura del personale AdI fino al passaggio all’azienda a un nuovo investitore privato. Il provvedimento, che sarà illustrato in mattinata e portato in Consiglio dei ministri nel pomeriggio, è stato oggetto di un confronto tra Governo e sindacati slittato da ieri a questa mattina, per permettere ai ministeri e a Palazzo Chigi di costruirlo.
Un passo verso la privatizzazione
La decisione del governo segna un ulteriore passo verso la privatizzazione dell’ex Ilva, con l’obiettivo di riorganizzare la produzione tra decarbonizzazione e forni elettrici. L’azienda, dopo la conferma della fermata dell’area a caldo del siderurgico di Taranto da parte della Corte d’Appello di Milano, si prepara a una nuova fase di industrializzazione. Il provvedimento, che include la cassa integrazione e l’alt ai licenziamenti, è stato reso possibile grazie al dialogo tra i ministeri e al coinvolgimento del Cis Taranto. Il ruolo del ministero del Lavoro è stato cruciale, con il ministro Marina Calderone che ha preparato le misure da mettere in campo.
Il governo ha bisogno di chiudere la vicenda per evitare che la questione ex Ilva rimanga aperta nei prossimi mesi.
Le offerte per l’ex Ilva
Al momento, quattro sono i candidati all’acquisto dell’ex Ilva: gli acciaieri indiani di Jindal, il fondo americano Flacks Group, gli acciaieri italiani capitanati da Federacciai e il gruppo ceco CE Industries. Tuttavia, le offerte sono ancora in fase di valutazione, con Jindal che ha presentato una proposta vincolante per entrambe le aree, mentre Flacks Group sembra aver defilato. Gli acciaieri italiani, invece, hanno espresso solo una manifestazione di interesse, limitata all’area a freddo. L’azienda, che dovrà presentare le offerte entro il 15 ottobre, potrebbe entrare in possesso dell’azienda con il nuovo anno, se non si dovesse prorogare la scadenza.
Il governo ha espresso l’urgenza di provvedere ai lavoratori e di evitare che la questione ex Ilva rimanga aperta.
I sindacati, che hanno promosso un sciopero di 24 ore per i dipendenti dell’appalto-indotto, hanno ribadito la richiesta di un piano nazionale straordinario di rilancio e messa in sicurezza dell’ex Ilva, con un progetto industriale complessivo che veda la siderurgia come elemento centrale e strategico. Le proposte del governo, che includono l’acquisto di bramme e semiprodotti da lavorare a Taranto, l’implementazione di forni elettrici e l’investimento in tutti i siti, sono state accolte con interesse dai sindacati, che hanno chiesto anche misure straordinarie per i lavoratori di AdI e appalto. Il confronto tra Governo e sindacati, che si terrà oggi a Palazzo Chigi, è cruciale per definire un piano che tenga conto sia delle esigenze dei lavoratori che delle opportunità di rilancio dell’industria siderurgica.
Il provvedimento, che prevede la cassa integrazione e l’alt ai licenziamenti, è stato reso possibile grazie al dialogo tra i ministeri e al coinvolgimento del Cis Taranto. Il ruolo del ministero del Lavoro è stato cruciale, con il ministro Marina Calderone che ha preparato le misure da mettere in campo. Il governo, inoltre, ha espresso l’urgenza di chiudere la vicenda, non solo per provvedere ai lavoratori, ma anche per evitare che la questione ex Ilva rimanga aperta nei prossimi mesi, quando partirà la campagna elettorale per le politiche.



