Nel processo per femminicidio di Valentina Sarto, 41 anni, uccisa con 19 coltellate nel bilocale di via Pescaria a Milano, la Corte d’Assise ha accolto la richiesta di una perizia psichiatrica per l’imputato Vincenzo Dongellini, 49 anni. L’udienza, tenutasi nella notte tra il 17 e il 18 marzo scorso, ha visto la famiglia della vittima, composta da Lia Ventura, madre di Valentina, e dai figli Luca e Simone, reagire con forza alle dichiarazioni dell’imputato. La decisione della Corte è arrivata dopo che la difesa, guidata dall’avvocato Battistelli, aveva chiesto una valutazione psichiatrica per stabilire se Dongellini fosse in grado di intendere e volere al momento dell’omicidio.
La reazione di Simone e l’imputato
Durante l’udienza, Lia Ventura ha urlato verso il figlio Simone, che poco prima si era trovato faccia a faccia con l’imputato. Dongellini, vestito con una camicia bianca e con i capelli tagliati di recente, si è voltato solo due volte per parlare con la figlia, che è rimasta in lacrime al termine dell’udienza. Mentre era in posizione dietro i vetri blindati, l’imputato ha sorriso, un gesto interpretato da alcuni come un ghigno di sfida. Simone, visibilmente emozionato, ha sferrato un colpo al vetro prima di abbandonare l’aula, continuando a sfogare la sua rabbia.
La famiglia della vittima ha espresso emozioni forti durante l’udienza. La madre di Valentina, Lia Ventura, ha reagito con urla rivolte al figlio Simone, che aveva appena avuto un momento di contatto con l’imputato. L’imputato, con un aspetto apparentemente imperturbabile, ha suscitato reazioni emotive da parte dei familiari, che hanno seguito con attenzione ogni gesto.
La perizia psichiatrica e il contesto legale
La perizia psichiatrica, nominata dal tribunale e affidata allo psichiatra Filippo Tancredi, dovrà valutare se Dongellini, detenuto a Monza, sia in grado di stare in giudizio. L’imputato, nel 2021, aveva seguito un trattamento per un disturbo bipolare presso un Centro psicosociale, motivo per cui era stata avviata una richiesta di invalidità civile. L’udienza in cui sarà presentata la relazione del perito è fissata al 21 settembre. Il processo rappresenta un primo caso in Italia per il reato di femminicidio. Il pm Antonio Mele e l’aggiunto Maria Cristina Rota hanno contestato la richiesta di perizia, sottolineando l’importanza del reato. La famiglia della vittima, composta da Lia Ventura, i figli Luca e Simone, il marito e l’ex marito di Valentina, Vincenzo Sarto, si sono costituiti parti civili con gli avvocati Mirabile e Montresor.
Le parti civili sono state ammesse anche la Fondazione Tina Lagostena Bassi, rappresentata dall’avvocata Micheletti, e l’associazione “Per Marta e per tutte”, con l’avvocata Baiocchi. L’udienza è stata presieduta dal presidente Ingrascì e a latere dalla collega Piccinelli. La decisione della Corte d’Assise segna un ulteriore passo nel processo, che potrebbe aprire nuove dinamiche legali e emotive. La famiglia della vittima, pur ferita, continua a seguire con attenzione i sviluppi, sperando in una giustizia che rispetti la gravità del crimine e la sofferenza subita.



